Disciplina fiscale della nautica da diporto

Le discipline che regolamentano la nautica da diporto con particolare riferimento al contratto di locazione e noleggio.

di Alessandra M., redazione Investireoggi.it, pubblicato il
Le discipline che regolamentano la nautica da diporto con particolare riferimento al contratto di locazione e noleggio.

Nautica di diporto: un fenomeno italiano 

Una delle industrie maggiormente sviluppate nel nostro paese riguarda sicuramente la nautica da diporto, dove l’Italia è fra i leader mondiali nella costruzioni di imbarcazioni. Tuttavia le associazioni di categorie hanno più volte lanciato un’ allarme sulla circostanza che il sistema fiscale non aiuta abbastanza, ma in alcuni casi lo penalizza, un settore che adesso appare in difficoltà. Ultima norma contestata è proprio quella prevista dal decreto varato dall’esecutivo Monti in cui si prevede che le barche con lunghezza superiore ai 10 metri debbano pagare una tassa di stazionamento giornaliera.

 

Attenzione alle società di comodo

E’ utile quindi addentrarci nel mondo della nautica da diporto per vedere quali sono gli aspetti fiscali, e soprattutto vedere le peculiarità di una delle attività più diffuse nel campo: la locazione e noleggio di attività da diporto. Tale attività, egli ultimi tempi, ha avuto una crescita esponenziale all’interno del territorio italiano, anche perché le imbarcazioni sono molto costose e vengono usate solo per brevi periodi dell’anno , e pertanto una società che acquista, anche in leasing, le barche più richieste e dopo le offre in locazione e noleggio può essere un servizio appetibile dagli amanti dal mare. Tuttavia l’attività è soggetta ad alcune regole ben precise proprio per evitare fenomeni di illecito, come ad esempio società che acquistano beni al solo scopo di permettere ai soci di trarne utilizzo ( società di comodo). Sul tema delle società di comodo è intervenuto il recente decreto 138 del 2011 con le disposizioni inerenti l’intestazioni di beni fittizie a tale tipo di società. In particolare l’art. 2, comma 36, dispone che l’aliquota Ires dovuta dai soggetti indicati nell’art. 30 della legge 724 del 1994 ( società di comodo e società non operative) è dovuta con una maggiorazione di 10,5 punti percentuali. Tali aliquota maggiorata è applicata anche nel caso la società operi con il regime di trasparenza ai sensi dell’art. 5 del Tuir ( in questo caso il reddito della società viene imputato direttamente ai soci). Inoltre sempre per evitare che la società intesti dei beni puramente fittizi viene disposto che i costi relativi ai beni di proprietà dell’impresa che vengono concessi ai soci o ai familiari dell’imprenditore per un corrispettivo all’anno che sia inferiore al valore di godimento del valore di mercato non sono ammessi in deduzione dal reddito imponibile, anzi la differenza costituisce reddito per gli utilizzatori. Pertanto come previsto dall’art. 2 del decreto 138 del 2011, occorre comunicare all’agenzia delle entrate l’elenco dei beni che sono concessi in godimento.

 

Quale regime iva applicare

 Altro problema che riguarda sia locazione e noleggio a breve termine, sia i casi di locazione a lungo termine, è quello del regime iva al quale assoggettare la prestazione di servizi, in considerazione del fatto che le imbarcazioni da diporto possono anche essere utilizzate fuori dalle acque territoriali per un lungo periodo. Al riguardo la circolare 49 del 2002 indica delle percentuali presuntive di tassazione Iva dei corrispettivi relativi ai periodi di locazione o noleggio per quanto riguarda i soggetti identificati ai fini Iva, in considerazione del fatto che la rilevanza nazionale di tali prestazioni è limitata all’utilizzo dei mezzi di trasporto in acque territoriali comunitarie e tenuto conto della difficoltà di stabilire con esattezza gli spostamenti dell’unità da diporto. La circolare regolamenta sia le locazioni a breve termine che quelle non a breve termine di mezzi di trasporto resi da prestatori stabiliti in Italia e committenti  non soggetti passivi di imposta e sempre che siano utilizzati all’interno della comunità europea. Prima di addentrarci all’interno della normativa fiscale  che regola l’utilizzo di unità da diporto ai fini commerciali è utile ricordare cosa si intende per locazione e cosa per noleggio di imbarcazione. Con il contratto di noleggio il noleggiante, in corrispettivo del nolo pattuito,  si obbliga a compiere con l’unità da diporto una determinata navigazione decisa da lui o imposta dal noleggiatore, mantenendo la conduzione tecnica  dell’unità e mantenendo alle sue dipendenze l’equipaggio. In caso di contratto di locazione invece si ha il trasferimento della disponibilità del bene a favore del conduttore, il quale si assume ogni rischio della navigazione.

 

Disciplina del noleggio a breve termine con messa a disposizione dell’imbarcazione nel territorio di altro Stato membro della comunità europea

In questo caso occorrerà stabilire preliminarmente le condizioni elencate all’articolo 7 –quater, lettera e del DPR 633 del 1972. Tale punto individua le condizioni in base alle quali  le prestazioni di locazione, anche finanziaria, noleggio ed assimilati sono da considerarsi territorialmente effettuate in Italia. Pertanto tali prestazioni si considerano effettuate in Italia quando i mezzi di trasporto  “sono messi a disposizione del destinatario nel territorio dello Stato e sempre che siano utilizzati all’interno della Comunità europea” e “quando i mezzi del destinatario sono messi a disposizione del destinatario al di fuori del territorio della Comunità e sono utilizzati nel territorio dello Stato”. Possiamo quindi pensare, che visto che la fattispecie non è elencata al’interno della legge,  effettuare una prestazione di noleggio a breve termine con messa a disposizione dell’imbarcazione nel territorio di altro Stato membro della comunità configuri un’operazione territorialmente non rilevante. In questo caso non si è assoggettati ad obbligo di fatturazione né ad obbligo di indicazione del modello Intrastat.
Come occorre comportarsi in caso di uso  commerciale delle unità da diporto –  In questo caso l’art. 8 bis, primo comma, stabilisce che sono assimilate alle cessioni all’esportazione le cessioni di navi destinate all’esercizio di attività commerciali ( ed assoggettate quindi al medesimo regime di non imponibilità iva). Anche gli ulteriori commi dell’art. 8 bis prevedono un regime di non imponibilità iva per quanto riguarda  la cessione di beni e prestazioni di servizi collegate all’utilizzo  delle navi di cui alla precedente lettera a) ( ad esempio cessioni di motori, prestazioni di riparazione, forniture di carburanti, ecc.)  
Nel caso in cui il committente utilizzi il mezzo per l’esercizio di attività commerciale è possibile fruire del regime di non imponibilità previsto dall’articolo 8 –bis.  E’ tale affermazione è valida sia se l’unità da diporto è oggetto di locazione e noleggio, sia se è utilizzata per l’insegnamento professionale della navigazione da diporto, sia se è utilizzata da centri di immersione e di addestramento subacqueo come unità di appoggio per i praticanti immersioni subacquee a scopo ricreativo. Il regime di non imponibilità viene applicato sia che l’unità da diporto sia utilizzata mediante contratto di locazione che mediante contratto di noleggio.

Prestazione di locazione e noleggio di unità da diporto  rese nei confronti di non soggetti d’imposta

In questo caso occorrerà verificare se il regime di non imponibilità ai fini iva dettato dall’art. 8-bis del Dpr 633 del 1972 possa essere applicato. Tale disposto potrà essere applicato nel caso si rispettino requisiti soggettivi ed oggettivi.  In particolare occorre che, ai fini dell’applicabilità del disposto normativo ai canoni di locazione e noleggio pagati, l’imbarcazione sia utilizzata nell’esercizio di attività commerciali. In tal senso si è già espressa la corte di giustizia europea ( sentenza  C116/10 del 22 dicembre 2010) che in merito ha stabilito che affinchè una locazione di navi adibite alla navigazione d’alto mare per il trasporto passeggeri  o usate nell’esercizio di attività commerciali, industriali o della pesa possa godere dell’esenzione stabilita dall’art. 15 punto 5, della sesta direttiva, occorre che il locatario della nave utilizzi la stessa per effettuare un’attività economica. In questo caso se una nave viene data in locazione esclusivamente per l’effettuazione di fini diportistici e non per l’effettuazione di una attività economica, la prestazione di locazione effettuata non rientra  nelle condizioni esplicite di esenzione dall’iva poste dall’art. 15 al punto 5 della sesta direttiva. Analoga conclusione occorre trarre nel caso in cui vengano rese ad un privato altre prestazioni, anche se definite commerciali ai sensi della legislazione della nautica sul diporto.

Come comportarsi in caso di prestazioni di noleggio o locazione effettuate nei confronti dei soci

Le operazioni effettuate da una società che effettua locazione e noleggio di imbarcazioni da diporto, nei confronti di soci, familiari o soggetti riconducibili all’imprenditore pongono rilevanti problemi in termini di applicazione dell’iva. Occorre infatti evitare situazioni fraudolente che porterebbe alla creazione di società al solo fine di far beneficiare alcuni soggetti dei beni all’interno del patrimonio societario.
Per quanto riguarda le unità da diporto in particolare è utile sottolineare come, ai sensi dell’art. 4 comma 5 lett a) del DPR 633 del 1972, non costituisce attività commerciale la gestione di unità da diporto da parte di società o enti se la partecipazione ad essi consenta , in modo gratuito o tramite un corrispettivo inferiore al valore nominale, il godimento personale, o dei familiari, del mezzo da diporto.
Per quanto riguarda le operazioni rese dalla società nei confronti di soci o di soggetti riconducibili all’imprenditore, per un valore che comunque non è inferiore a quello di mercato,occorre innanzitutto verificare se le stesse possano essere ricondotte nello schema delle attività commerciali e non configurino invece una destinazione del bene ai fini privati. Se si ritiene che la società abbia il solo scopo di acquisire beni per metterli a disposizione dei soci, non è possibile quindi configurare l’esercizio di una attività economica. Infatti ai sensi dell’articolo 9 della direttiva 112 del 2006 l’attività economica si caratterizza per il conseguimento di introiti con carattere di stabilità, e non vi è quindi natura commerciale se l’attività è rivolta solo a permettere ai soci ed ai familiari di godere dei beni e servizi acquisiti dalla stessa.
Per quanto concerne l’applicazione del regime di non imponibilità, previsto dall’art. 8 bis per le cessioni di imbarcazioni destinate all’attività commerciale ed esteso anche alla cessione di motori e pezzi di ricambio, di beni destinati a dotazioni di bordo, nonché ad una serie di prestazioni quali quelle relative alla costruzione, riparazione, manutenzione, trasformazione e noleggio dell’unità (compreso il caso, da valutare sempre in base alla possibilità dell’impresa di avere natura commerciale, di noleggio e locazione a familiari e soci), il regime di non imponibilità non è applicabile in modo automatico.
Il regime di non imponibilità di cui all’art. 8 –bis, che permette all’acquirente del bene o al committente del servizio  di ottenere un’anticipazione del rimborso dell’eccedenza di Iva detraibile, è infatti riservato  alle sole attività che abbiano natura commerciale e permette di agevolare le operazioni commerciali tra operatori economici e non l’acquisto di beni o servizi da parte di privati. Se quindi l’attività commerciale viene resa nei confronti dei soci e nei confronti di altri soggetti, il regime di non imponibilità può essere applicato, in via esemplificativa, se il numero delle prestazioni rese nei confronti dei soggetti non soci è comunque superiore rispetto agli altri tipi di operazioni. Pertanto, in caso contrario, qualora le prestazioni siano effettuate nella maggior parte dei casi ai soci non è applicabile il regime di non imponibilità, ma occorre applicare il regime ordinario iva che impone l’assolvimento dell’iva al momento dell’acquisto del bene o servizio.
Al fine di determinare la prevalenza dell’attività nei confronti dei terzi, occorre verificare se nel biennio precedente la percentuale delle operazioni  rese a terzi rappresenti la maggioranza delle prestazioni effettuate, sulla base sei seguenti parametri:

  • Ammontare dei corrispettivi derivanti dall’attività svolta nei confronti di terzi;
  • Giorni di utilizzo dell’unità da diporto da parte di terzi.

I criteri sopra indicati devono essere applicati per ogni singola imbarcazione non essendo possibile effettuare il calcolo per la totalità delle imbarcazioni. Per le attività di impresa, che non hanno i dati storici, occorrerà effettuare una stima in via preventiva.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Tasse e Tributi