Diritti di visita: in separazione e divorzio lo Stato tutela i papà

il papà che si vede negare il diritto di visita ai figli deve essere tutelato anche dallo Stato.

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Una recente sentenza della Cedu, Corte europea dei diritti dell’uomo, dello scorso 15 settembre, ha stabilito che i papà separati e divorziati cui l’ex moglie non permette di vedere i figli possono rivolgersi alla Cedu, che tra l’altro, ha condannato l’Italia per non aver tutelato un papà cui veniva negato di esercitare il proprio diritto di visita dalla ex coniuge.

Il diritto di visita è stabilito dal Tribunale civile in caso di separazione che decide anche con quale dei due genitori il bambino dovrà vivere. Il Tribunale stabilisce giorni e orari in cui il genitore non affidatario potrà vedere la propria prole.

Diritto di visita violato: cosa fare?

L’intervento del tribunale serve per fare in modo che il genitore affidatario impedisca all’altro di vedere i figli e serve a tutelare il diritto del minore ad avere un rapporto con entrambi i genitori e a tutelare anche i diritti del genitore non affidatario.

Accade spesso nella legislazione italiana che i figli minori vengano prevalentemente affidati alla mamma che, in qualche caso impedisce all’ex coniuge di esercitare il proprio diritto di visita inventando scuse (il bambino non sta bene, ha impegni, ha lo sport da praticare e così via). A volte le mamme hanno anche la convinzione che sia loro diritto interrompere il diritto di visita quando il papà non corrisponde l’assegno di mantenimento presumendo che le due cose siano collegate tra loro.

Cosa deve fare, quindi, il papà che si vede negare il diritto di vedere i propri figli?

Innanzitutto deve rivolgersi al tribunale per i minori e denunciare l’ex moglie per reato di violazione della decisione del giudice .

Sono molte, infatti, le occasioni in cui la Corte di Cassazione ha condannato la mamma che aveva negato gli incontri padre-figli.

Lo Stato deve tutelare i padri

Secondo la Corte di Strasburgo un ruolo predominante nella tutela dei diritti dei papà è rappresentato dallo Stato che deve adottare delle misure che permettano al genitore di realizzare il proprio diritto di visita e rimuovere, quando può, i motivi che impediscono di esercitare tale diritto.

Le autorità, quindi, devono intervenire concretamente quando viene ostacolato il diritto di visita.

Nella sentenza della Cedu si legge:

“La mancata adozione di misure preparatorie per permettere a un padre di realizzare in modo effettivo il diritto di visita al proprio figlio, in linea con una decisione del tribunale, costa all\’Italia una nuova condanna, seppure parziale, per violazione dell\’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell\’uomo che tutela il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Con la pronuncia depositata il 15 settembre (ricorso n. 43299/12), la Corte europea ha così accolto, almeno in parte, il ricorso di un padre che, separatosi dalla moglie, non aveva avuto rapporti stabili con il figlio. Il Tribunale per i minorenni di Brescia aveva accolto l\’istanza del padre riconoscendo il suo diritto ad incontrare il figlio due giorni alla settimana, imponendogli il versamento dell\’assegno alimentare. La madre aveva frapposto numerosi ostacoli e, in pratica, fino al 2010, il padre non era riuscito ad esercitare il suo diritto. Di qui la violazione della Convenzione perché le autorità nazionali si sono limitate ad adottare misure stereotipate e automatiche senza rimuovere in modo effettivo gli ostacoli.”.

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