Diritti coppie di fatto: ecco le aziende che anticipano il Parlamento

Riforma unioni civili: il Parlamento discute ma questa azienda ha già riconosciuto i diritti alle coppie di fatto equiparandole a quelle sposate

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Riforma unioni civili: il Parlamento discute ma questa azienda ha già riconosciuto i diritti alle coppie di fatto equiparandole a quelle sposate

Qualcosa sui diritti alle coppie di fatto si muove, non solo in Parlamento. Mentre in Senato è iniziata la discussione sulla riforma delle unioni civili, Eataly è tra le prime aziende ad anticipare i tempi e a distinguersi in questa battaglia.  

Diritti coppie di fatto: dalle piazze al Parlamento passando per le aziende

Il decreto Cirinnà è in discussione in Senato: le 8 pregiudiziali di costituzionalità e le tre sospensive che chiedevano di rimandare il testo in commissione sono state respinte e questo è un primo dato politico sicuramente importante.

Ma la discussione sarà lunga: sono previsti più di cento interventi. Secondo le previsioni di Piero Grasso la discussione richiederà almeno tutta questa settimana. Alfano chiede di eliminare le adozioni ma il Pd non vuole scendere a compromessi se questi possono portare a discriminazioni. [tweet_box design=”box_07″ float=”none”]La riforma delle unioni civili non è incostituzionale: avanti tutta con l’approvazione del decreto Cirinnà[/tweet_box] Intanto alcune aziende arrivano prima della legge: Eataly è un caso emblematico di riconoscimento dei diritti civili alle coppie di fatto.

Diritti coppie di fatto e omosessuali sul lavoro: l’esempio di Eataly

Grazie all’integrativo firmato in accordo con i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UIltucs, i lavoratori di Eataly che convivono, etero o omosessuali, godono degli stessi diritti e tutele dei colleghi sposati. Non solo congedi matrimoniali ma anche permessi per lutto o gravi motivi, nonché di buoni spesa del valore di duecento euro. Se un dipendente diventa genitore gli viene riconosciuto un voucher del valore di trecento euro e, dopo il congedo parentale, è possibile usufruire di un periodo di aspettativa non retribuita pari a un massimo di dodici mesi. Sono alcuni degli esempi che testimoniano l’impegno dell’azienda a favore del welfare e del work-life balance.    

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