Dimissioni: senza tutela (e senza reddito di cittadinanza?) Cosa sapere

Dimissioni con figlio piccolo dopo un cambio di lavoro sconveniente: domanda di reddito di cittadinanza respinta comunque?

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Dimissioni con figlio piccolo dopo un cambio di lavoro sconveniente: domanda di reddito di cittadinanza respinta comunque?

“Salve io ho una bambina di 18 mesi. Ad aprile mi hanno assunta dove lavoravo già senza contratto ma mi hanno dato un altro orario e cambiato posto di lavoro che ora è più lontano da casa; mi hanno anche diminuito lo stipendio e l’orario. Per questi motivi ho dato le dimissioni. Quando però sono andata a chiedere il reddito cittadinanza per sopravvivere finché non trovo un altro lavoro adatto, mi hanno detto che non ho i requisiti. E’ perché mi sono dimessa? Eppure non bisognerebbe aiutare le donne che lavorano con bambini piccoli?

Abbiamo già spiegato quali sono le regole del reddito di cittadinanza per chi ha dato le dimissioni in questo articolo.

La regola generale non esclude più tutto il nucleo familiare ma solo il componente che ha dato le dimissioni, per 12 mesi. Esistono però dei casi particolari che meritano maggiore salvaguardia e di cui la normativa sul reddito di cittadinanza ha tenuto conto.

Fanno eccezione, infatti, le dimissioni per giusta causa. In questa ipotesi, quindi, la scelta di lasciare il lavoro non pregiudicherà la possibilità di accesso al sussidio (ovviamente fatti salvi gli altri requisiti).

Si parla di dimissioni per giusta causa in caso di:

  • mancato pagamento dello stipendio da più di 3 mensilità, molestie sul lavoro, mobbing, stalking, ecc…;
  • dimissioni entro il compimento del primo anno del proprio figlio;
  • richiesta di trasferimento ad altra sede della stessa azienda più lontana rispetto alla residenza o che per essere raggiunta richieda almeno 80 minuti di spostamenti usando i trasporti pubblici.
Attenzione a questo ultimo caso però perché bisogna anche tenere presente che il decreto del RdC prevede che la terza offerta di lavoro, non rifiutabile pena decadenza dal sussidio, potrà riguardare tutta Italia.
Il rischio, in poche parole, è quello di lasciare un lavoro per la distanza e poi trovarsi a doverne accettare un altro più lontano!

Nel caso della lettrice che ci ha scritto il figlio ha 18 mesi quindi non siamo più nel punto 2 dell’elenco soprastante. Non sembra neppure configurarsi l’ipotesi al punto 1 sebbene vi sia stato demansionamento. Si accenna alla distanza quindi le dimissioni potrebbero essere considerate per giusta causa in questo senso. In tal caso non sono ostative alla domanda di reddito di cittadinanza quindi, se l’istanza è stata rifiutata, evidentemente non sono perfezionati altri requisiti per il sussidio. 

 

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