Dimissioni online, rischia di saltare tutto all’ultimo?

Da domani scatta l'obbligo di dimissioni online ma non mancano lacune e problemi: tutto da rifare?

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Da domani scatta l'obbligo di dimissioni online ma non mancano lacune e problemi: tutto da rifare?

Rischia di saltare all’ultimo la procedura delle dimissioni online. La riforma per combattere le dimissioni in bianco doveva partire domani, 12 marzo, ma, la procedura è da rivedere perché troppo costosa, sia per il datore di lavoro che per lo Stato. Tutto da rifare quindi?

Dimissioni online per combattere quelle in bianco: tutte le novità

Dimissioni online: ecco quanto costano

A lanciare l’allarme sui costi della riforma delle dimissioni online è stato il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro che in una lettera indirizzata al ministro del lavoro Giuliano Poletti ha ribadito la necessità di contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco ponendo però l’accento al tempo stesso sui limiti e i costi delle dimissioni online così strutturate.

Troppe le lacune nella nuova procedura, come la mancanza di previsione di azioni specifiche per chi abbandona il posto di lavorosenza dimissioni formali. Ma a preoccupare sono soprattutto i costi.

Si legge che qualora il lavoratore non accetti di presentare le dimissioni online, spetta al datore licenziarlo per giusta causa. In questa seconda ipotesi però il lavoratore avrà accesso agli ammortizzatori sociali. Il licenziamento per giusta causa è un’operazione che può arrivare a costare anche fino a 1.500 euro circa.

Licenziamento per giusta causa: si mantiene il diritto alla Naspi?

Anche per lo Stato i conti mostrano la non convenienza delle dimissioni online: proprio perché il lavoratore licenziato ha accesso alla Naspi, l’operazione potrebbe costare alle casse dell’Erario ben 1,47 miliardi di euro su due anni.

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