Digital tax, vale fino a 80 miliardi e la pagherebbero soltanto le multinazionali estere. Cosa stiamo aspettando?

Non solo Digital tax, L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) starebbe discutendo la prima e ambiziosa riforma fiscale mondiale. Vediamo meglio di cosa si tratta.

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Non solo Digital tax, L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) starebbe discutendo la prima e ambiziosa riforma fiscale mondiale. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Digital tax, l’ormai tanto discussa tassa sui fatturati delle grandi società del web, ritorna a far parlare di sé.

L’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) continua a lavorare per convincere quasi 140 Paesi a rivedere il modo in cui vengono tassate le grandi società tecnologiche ma anche di altri settori.

Un recente studio della stessa OCSE ha fornito le prime stime sull’incidenza della digital tax in termini di produzione di extra-gettito. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Digital tax e non solo

L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) starebbe discutendo una prima e ambiziosa riforma fiscale mondiale.

Il piano Ocse, sostanzialmente, prevede 2 pilastri:

  1. primo pilastro, consiste nella redistribuzione di alcuni dei profitti delle multinazionali nei paesi dove generano fatturati;
  2. secondo pilastro, consiste nella creazione di un’aliquota fiscale minima globale.

In questo modo, la tassazione dei giganti del web verrebbe spostata nei paesi dove generano fatturati e non soltanto dove hanno registrato la propria sede fiscale.

Al contrario, oggi, queste società pagano le proprie tasse in paesi con regimi fiscali vantaggiosi (in Europa principalmente Irlanda e Lussemburgo).

Quanto vale la Digital Tax?

Un recente studio, elaborato dalla stessa Ocse, fornisce le prime stime sull’incidenza della digital tax in termini di produzione di extra-gettito.

Considerando sia il primo che il secondo pilastro, i paesi interessati potrebbero beneficiare di un surplus annuale derivante dall’imposta sui profitti che oscillerebbe tra i 50 e gli 80 miliardi a livello globale.

Si tratterebbe, dunque, di nuove entrate fiscali derivanti dalla tassazione del reddito prodotto da grandi aziende transnazionali.

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