Digital tax: le esclusioni dalla nuova imposta

Nella Circolare del 23 marzo 2021 sono elencati i casi in cui non trova applicazione la nuova digital tax

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Nella Circolare del 23 marzo 2021 sono elencati i casi in cui non trova applicazione la nuova digital tax

Con il decreto Sostegni, come noto, il legislatore che prorogato al 16 maggio 2021 (in luogo del 16 marzo 2021) il termine di versamento della c.d. digital tax relativa all’anno 2020, ossia l’imposta sui servizi digitali introdotta con la legge di bilancio 2019 (commi da 35 a 50) che vede come soggetti passivi, coloro che

  • prestano tali servizi e che hanno un ammontare complessivo di ricavi pari o superiore a 750 milioni di euro, di cui almeno 5,5 milioni realizzati nel territorio italiano per prestazione di servizi digitali.

La norma è entrata in vigore il primo gennaio 2020. Entro il 16 maggio 2021 è da versarsi, quindi, l’imposta relativa all’anno 2020 ed entro il 30 giugno prossimo dovrà presentarsi la relativa dichiarazione annuale.

L’imposta è pari al 3% dei ricavi ed è ravvedibile. Il pagamento è fatto con Modello F24 utilizzando i codici tributo istituiti con la Risoluzione n. 14/E del 2021, ossia:

  • “2700” denominato “IMPOSTA SUI SERVIZI DIGITALI – articolo 1, commi da 35 a 50, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e s.m.”
  • “2701” denominato “IMPOSTA SUI SERVIZI DIGITALI – articolo 1, commi da 35 a 50, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e s.m. – INTERESSI”
  • “2702” denominato “IMPOSTA SUI SERVIZI DIGITALI – articolo 1, commi da 35 a 50, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e s.m. – SANZIONE”.

Le regole operative sono state definite con il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 15 gennaio 2021 e gli opportuni chiarimenti dati con la Circolare n. 3/E del 23 marzo 2021.

Digital tax: le esclusioni dall’ambito oggettivo

La finalità del legislatore con la digital tax è quella di assoggettare a tassazione i ricavi generati dalla fornitura di servizi digitali caratterizzati dalla creazione di valore con il contributo degli utenti. Data la ratio che si trova alla base dell’imposizione fiscale, dunque, come precisato nella menzionata Circolare n. 3/E del 2021, sono espressamente individuati i servizi da non considerare ai fini dell’applicazione dell’imposta.

In dettaglio si tratta dei seguenti:

  1. fornitura diretta di beni e servizi, nell’ambito di un servizio di intermediazione digitale
  2. la fornitura di beni o servizi ordinati attraverso il sito web del fornitore di quei beni e servizi, quando il fornitore non svolge funzioni di intermediario
  3. messa a disposizione di un’interfaccia digitale il cui scopo esclusivo o principale è quello della fornitura agli utenti dell’interfaccia, da parte del soggetto che gestisce l’interfaccia stessa, di contenuti digitali, servizi di comunicazione o servizi di pagamento
  4. la messa a disposizione di un’interfaccia digitale utilizzata per gestire servizi finanziari
  5. la cessione di dati da parte dei soggetti che forniscono i servizi indicati al punto 4
  6. lo svolgimento delle attività di organizzazione e gestione di piattaforme telematiche per lo scambio dell’energia elettrica, del gas, dei certificati ambientali e dei carburanti, nonché la trasmissione dei relativi dati ivi raccolti e ogni altra attività connessa.

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