Detrazione spese: quando fattura e scontrini non bastano come prova

Conservare la fattura come prova per la detrazione delle spese può non essere sufficiente. Ecco come fare in caso di contestazioni

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Conservare la fattura come prova per la detrazione delle spese può non essere sufficiente. Ecco come fare in caso di contestazioni

E’ noto che, per portare in detrazione le spese, occorre conservare fatture e scontrini. Ma non sempre questo basta. Di recente la Corte di Cassazione è intervenuta nel merito: ecco che cosa dispone su questo punto la sentenza n. 16437 del 5 agosto 2015.

Fatture per operazioni inesistenti: l’onere della prova

Nel caso di specie l’amministrazione finanziaria aveva rilevato che la fattura fosse stata emessa per operazioni commerciali inesistenti. L’onere della prova è dunque passato al contribuente. Nello specifico uno specialista ortopedico aveva impugnato due avvisi di accertamento per Irpef e Irap, relativamente a costi indeducibili riferiti a prestazioni parzialmente inesistenti conseguenti a fatture emesse da una società per la fornitura di strutture e servizi sanitari al professionista, risultati in un secondo momento, a fronte delle verifiche dell’ufficio, mai messi concretamente a disposizione e usati.   Come si legge nel dispositivo della sentenza in esame, la Corte suprema ha rigettato il ricorso ricordando che, ai fini della detrazione/deduzione dei costi ai fini Iva e delle imposte sui redditi conseguenti “frodi carosello”, nel caso in cui l’Amministrazione finanziaria contesti al contribuente l’indebita detrazione di fatture, perché concernenti operazioni inesistenti, e fornisca elementi attendibili sulla presunta inesistenza delle operazioni fatturate, l’ onere di dimostrare la fonte legittima della detrazione o del costo passa al contribuente e non è sufficiente, allo scopo, dimostrare la regolarità formale delle scritture o le evidenze contabili dei pagamenti, trattandosi di dati e di circostanze facilmente soggetti a falsificazione (Cassazione, sentenze 15228/2001, 1950/2007, 12802/2011). Qualora venga accertata l’inesistenza dell’operazione, viene esclusa anche la buona fede del cessionario o committente non essendoci stato tentativo di rettifica.

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Argomenti: Bonus e detrazioni, Redditi e Dichiarazioni