Detrazione IVA negata: la prova dell’evasione è a carico delle Entrate

La detrazione dell'Iva non potrà essere negata per le fatture soggettivamente inesistenti, a meno che l'Amministrazione finanziaria non provi la partecipazione del soggetto alla frode. Questo è quanto è emerso in una recente sentenza pronunciata dalla CTP di Lecce.

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La detrazione dell'Iva non potrà essere negata per le fatture soggettivamente inesistenti, a meno che l'Amministrazione finanziaria non provi la partecipazione del soggetto alla frode. Questo è quanto è emerso in una recente sentenza pronunciata dalla CTP di Lecce.

La detrazione dell’Iva non potrà essere negata per le fatture soggettivamente inesistenti, a meno che l’Amministrazione finanziaria non provi la partecipazione del soggetto alla frode. Questo è quanto è emerso in una recente sentenza pronunciata dalla CTP di Lecce.

La sentenza n.1161/19 del 7 Maggio 2019 ha accolto il ricorso presentato da una società riguardo un avviso di accertamento che aveva scaturito sanzioni pari a 100.000 euro.

L’Ufficio Anti frode dell’Agenzia delle Entrate stava compiendo degli accertamenti nei confronti di una società cosiddetta “missing trade”, cioè fittizia e creata con l’unico scopo di effettuare scambi commerciali cartolari e sulla società ricorrente che era cliente della stessa. La contestazione da parte dell’Agenzia delle entrate riguardava l’utilizzo di fatture per operazioni non esistenti.

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La società ha impugnato l’avviso di accertamento, contestando l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, in particolare riguardo alla presunta mancanza di buona fede e di adozione delle misure necessarie per garantire che l’operazione non causasse una partecipazione ad una evasione tributaria che le era stata attribuita.
La società nel ricorso ha sottolineato di non essere a conoscenza di aver effettuato le operazioni con una società fittizia e di aver per tanto agito in buona fede. Per dimostrare ciò il contribuente ha fornito varie prove. Innanzitutto, dimostrando che i pagamenti erano stati contabilizzati in modo regolare ed effettuati con bonifici bancari. Un’altra prova utile è stata la dimostrazione che non vi era alcun beneficio ulteriore all’acquisto. La società oggetto dell’accertamento, infatti, era uno tra i tanti fornitori cui si rivolgevano e i prezzi di acquisto erano pari o leggermente inferiori ai prezzi di mercato.


La CTP di Lecce sulla base di queste prove ha annullato l’avviso di accertamento, poiché è stata dimostrata la buona fede della Società, ignara dell’avvenuta evasione. Questa sentenza rende più complicata la negazione della detrazione, visto che l’Agenzia delle entrate dovrà fornire maggiori prove per dimostrare l’avvenuta evasione tributaria.

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