Il decreto Ristori proroga il Modello 770/2020

Più tempo per la presentazione del Modello 770/2020 in scadenza il 2 novembre 2020. Arriva la proroga con il decreto Ristori

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modello 770

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri, nella giornata del 27 ottobre 2020, ha approvato un nuovo decreto-legge (c.d. decreto Ristori) che introduce ulteriori misure urgenti per la tutela della salute e per il sostegno ai lavoratori e ai settori produttivi, nonché in materia di giustizia e sicurezza connesse all’epidemia da Covid-19.

Il testo dovrà ancora essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma nella bozza in circolazione, risulta esserci anche la proroga del termine di invio all’Agenzia delle Entrate del Modello 770/2020 (anno 2019), ossia il modello con cui i sostituti d’imposta comunicano all’Amministrazione finanziaria le ritenute operate sui redditi/compensi corrisposti ai propri dipendenti/collaboratori.

Modalità e termini di presentazione del Modello 770/2020: la proroga

Il termine di presentazione del Modello 770/2020 (anno d’imposta 2019) è fissato al 31 ottobre 2020. Tuttavia, ricadendo la scadenza il sabato, si slitta al primo giorno lavorativo successivo, ossia il 2 novembre 2020.

Il decreto Ristori, se confermato nel testo ufficiale che verrà pubblicato in Gazzetta, rinvia il predetto termine al 10 dicembre 2020.

Restano ferme le modalità di presentazione. Pertanto, l’invio può essere fatto:

  • direttamente dal sostituto d’imposta (quindi, dall’amministratore di condominio) mediante i servizi telematici Entratel o Fisconline;
  • tramite un intermediario abilitato (commercialista, consulente del lavoro, CAF, ecc.).

In relazione alla verifica della tempestività nella presentazione del modello, è previsto che si considera tempestivo il modello comunque presentato entro il termine di scadenza ma scartato dal servizio telematico, purché ritrasmesso entro i 5 giorni successivi alla data contenuta nella comunicazione dell’Agenzia delle Entrate che attesta il motivo dello scarto.

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