Decreto Curaitalia, 600 euro “al mese” per le Partite Iva. La svolta arriva in serata. Aggiornamenti

Gualtieri costretto a modificare il Decreto in tarda ora. Ecco cos’è successo.

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Attraverso il cosiddetto “Decreto Curaitalia”, è stato presentato un pacchetto di misure di contenimento agli inevitabili effetti collaterali, sul piano economico, dell’emergenza Coronavirus che sta colpendo il nostro paese.

Tante le misure presentate dal governo, per una somma totale stanziata di ben 25 miliardi di euro.

Fra le norme inserite nel Decreto, una non è proprio andata già alla categoria degli autonomi, ossia quella che prevede un’indennità di 600 euro netti, come aiuto per questa emergenza.

Diciamo da subito che la questione non riguarda la somma di denaro in sé, ma, piuttosto, che la stessa sia stata considerata come una misura una tantum, valida per il solito mese di marzo.

Nella serata, si apprende, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, prima della pubblicazione in gazzetta ufficiale del testo definitivo, è stato costretto a modificare la normativa, recependo, di fatto, le insoddisfazioni della categoria.

Decreto Curaitalia, indennità di 600 euro per autonomi diventa mensile

Come già detto, in serata, prima della pubblicazione in gazzetta ufficiale del testo definitivo il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, è stato costretto a modificare la normativa, recependo, di fatto, le insoddisfazioni della categoria dei diretti interessati.

Il testo del Decreto, che inizialmente prevedeva: “un assegno di 600 euro ai lavoratori autonomi per il mese di marzo”, viene modificato nel modo seguente: “è riconosciuto un indennizzo di 600 euro, su base mensile, non tassabile, per lavoratori autonomi e le partite Iva. L’indennizzo va ad una platea di quasi 5 milioni di persone”.

Attenzione, ricordiamo che, purtroppo, questa norma è riferita solamente a partite Iva e collaboratori iscritti alla gestione separata dell’Inps e a quelli iscritti alle gestioni autonome (coltivatori diretti, commercianti e artigiani). Vengono, di fatto, esclusi i collaboratori e le partite Iva iscritte a casse previdenziali professionali (giornalisti, architetti, medici ecc.

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