Daspo ai professionisti non confermato in manovra, ma cosa rischiano per l’indebita compensazione?

Anche se il progetto del daspo ai professionisti non è stato confermato nella bozza del progetto di bilancio, la responsabilità per le indebite compensazioni è tutt’altro che fuori dal raggio d’azione di Commercialisti, consulenti del lavoro e altri professionisti abilitati.

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Anche se il progetto del daspo ai professionisti non è stato confermato nella bozza del progetto di bilancio, la responsabilità per le indebite compensazioni è tutt’altro che fuori dal raggio d’azione di Commercialisti, consulenti del lavoro e altri professionisti abilitati.

Il rischio, che ha fatto alzare nei giorni scorsi un polverone di polemiche, prima fra tutti all’interno della categoria professionale dei commercialisti, è stato quello della proposta, ormai cestinata, di un vero e proprio “daspo” per tutti quei professionisti abilitati che certifichino, in modo fraudolento, crediti d’imposta inesistenti attraverso l’apposizione di visti di conformità infedeli.

Per maggiori dettagli si legga: “Daspo ai professionisti: chi dovrà pagare”.

In ogni caso, daspo o no, i professionisti, ai sensi di legge, sono da considerarsi corresponsabili per gli illeciti consapevolmente commessi dai propri clienti, e ne potranno rispondere in sede civile, ma anche penale.

Sanzioni amministrative: responsabilità dei commercialisti

Innanzitutto, il professionista che avalla consapevolmente gli illeciti del proprio cliente sta violano la norma della cosiddetta Diligenza professionale, di cui all’art. 1176, comma 2 del codice civile, il quale recita che: “Nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”.
In violazione di tale precetto, il professionista è tenuto al risarcimento del danno cagionato nella misura del 50%, ossia in concorso con il cliente.

Quando l’illecito diventa reato?

Potrebbe configurarsi un vero e proprio reato se, ai sensi dell’articolo 10 quater del Dlgs 74/2000, si operano, tramite f24, compensazioni indebite oltre la soglia di punibilità.
In particolare «È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti non spettanti, per un importo annuo superiore a cinquantamila euro.
È punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n.

241, crediti inesistenti per un importo annuo superiore ai cinquantamila euro».
Per tale illecito ne risponderà, secondo la sentenza n. 15231 del 2017, della Corte di Cassazione, soltanto il professionista e non la società cliente, se, quest’ultima, riesca a dimostrare l’estraneità dell’illecito perpetrato dal professionista, anche se in nome e per conto della società stessa.

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