Dalla pensione di cittadinanza a quella di garanzia il passo è breve

Il presidente dell’Inps Tridico sprona il governo a istituire una pensione di garanzia per i giovani partendo dal modello della pensione di cittadinanza.

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Il presidente dell’Inps Tridico sprona il governo a istituire una pensione di garanzia per i giovani partendo dal modello della pensione di cittadinanza.

Prosegue il confronto fra governo e parti sociali sulla riforma delle pensioni. Fra i vari punti all’esame delle varie commissioni tecniche vi è anche quella che dovrà considerare l’introduzione nel nostro ordinamento di una pensione di garanzia.

Una sorta di pensione dedicata a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, rientrando nel sistema contributivo puro e senza possibilità di integrazione della pensione al trattamenti minimo. Oggi, infatti, i lavoratori nati negli anni ’80, non godono di alcuna tutela sociale minima.

Tridico, creare pensione garanzia giovani

Uno dei temi che non possono essere trascurati né dai politici né dalle forze sociali è sicuramente quello dei giovani lavoratori. Persone oggi alle prese con lavori precari, spesso discontinui e mal retribuiti rispetto a chi li ha preceduti.

Oggi abbiamo un sistema pensionistico contributivo. Ma il problema è che c’è una parte di pensionandi, di lavoratori che si trova in un limbo. In un sistema previdenziale misto: retributivo e contributivo“. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, al convegno Flepar.

Se il legislatore non si muove a creare deroghe o situazioni di transizioni rispetto al sistema contributivo e a pensare soprattutto ai giovani che hanno solo quella come opzione, come unica via di pensionamento, direi di inserire un elevato grado di flessibilità di pensionamento nel senso che non c’è un aggravio per le finanze pubbliche. Tuttavia per queste categorie di giovani con lavoro flessibile e a volte precario è necessario creare una pensione di garanzia”.

Pensione di cittadinanza e pensione di garanzia

I lavoratori precari di oggi saranno pensionati fa fame domani. E’ quindi allo studio una sorta di pensione di garanzia per chi versa contributi nel sistema contributivo puro Inps.

I tempi sono cambiati, il lavoro è sempre più discontinuo e precario e per i giovani lavoratori il sistema contributivo è estremamente penalizzante. In assenza di una rete protettiva, di un minimo vitale, l’Italia rischia di partorire fra qualche decina d’anni un esercito di pensionati che farà la fame.

La pensione di garanzia potrebbe quindi nascere sulla scia della pensione di cittadinanza. Con i dovuti aggiustamenti naturalmente. Allo scopo si sta rivalutando l’idea avanzata nel 2016 dall’ex ministro al Lavoro Giuliano Poletti che aveva proposto una pensione di garanzia da determinarsi innalzando la quota di cumulabilità dell’assegno sociale con la pensione per i soggetti nel contributivo puro.

La pensione di cittadinanza è un inizio di una pensione di garanzia. Oggi molti giovani hanno avuto carriere discontinue” quindi sarebbe utile “valorizzare anche la formazione pensando al modello tedesco dove la formazione viene completamente riempita ai fini pensionistici e garantire una soglia di pensione di garanzia sotto la quale non si dovrebbe andare“, ribadisce Tridico.

Assegno minimo da 650 euro al mese

Più nel dettaglio si cerca di istituire un assegno minimo di importo compreso fra 650 e 780 euro mensili per coloro che andranno in pensione con almeno 20 anni di contributi dal 2030 in poi. Cioè da quando il sistema di calcolo delle pensioni con contributivo puro sarà entrato a regime per tutti i lavoratori.

Si tratterebbe quindi di ripristinare l’integrazione al minimo – dicono gli esperti – ma non più tramite un intervento assistenziale da parte dello Stato tramite, ma attingendo da un fondo previdenziale integrativo pubblico gestito dall’Inps a cui parteciperanno tutti i lavoratori.

L’idea, avanzata da tempo dal presidente dell’Inps Tridico, non piace ai sindacati ma è molto caldeggiata dalle forze politiche al governo che vedono con favore il ritorno dell’Inps al centro del sistema pensionistico integrativo. In altre parole, quella che oggi è la pensione di cittadinanza potrebbe presto diventare la pensione minima garantita, ma senza l’intervento assistenziale dello Stato.

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