Dal taglio dei parlamentari al taglio degli stipendi, il passo è breve

Taglio dei parlamentari, primo passo per rendere più snella la politica. Subito dopo arriverà anche il taglio degli stipendi (i più alti del mondo).

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Taglio dei parlamentari, primo passo per rendere più snella la politica. Subito dopo arriverà anche il taglio degli stipendi (i più alti del mondo).

Taglio dei parlamentari e taglio degli stipendi. Per le forze di maggioranza in Parlamento è un doveroso e sacrosanto. Mantenere una casta composta da 950 rappresentanti in Paese da 60 milioni di abitanti è ormai anacronistico.

Anche perché, più sono i deputati e i senatori, più farraginose e ingarbugliate diventano le attività legislative. Il taglio dei parlamentari va visto anche in questo senso. Si pensi anche solo a tutte le volte che viene posta la questione di fiducia sull’approvazione di una legge perché sono stati presentati migliaia di emendamenti a scopo di intralcio. Con meno parlamentari alla Camera e al Senato, sarà tutto più snello e veloce. Ridurre di un terzo (ed è ancora poco) il numero di deputati e senatori è anche una questione di costi.

Il taglio dei parlamentari

Ridurre di un terzo il numero dei rappresentanti porterà finalmente a un taglio dei costi della politica per circa 500 milioni di euro a legislatura. Ma non solo, a partire dalle prossime elezioni si ridurranno anche i costi per la campagna elettorale essendoci meno seggi disponibili da ricoprire. E così anche l’indotto, a partire dalle auto blu con autisti per finire ai rimborsi spese e ai viaggi gratis sui mezzi pubblici (in prima classe naturalmente).

L’Italia è il Paese che spende di più per fare le leggi. C’è poco da girarci intorno: l’attività legislativa italiana, oltre che essere lenta e farraginosa, è costosissima. Far funzionare commissioni parlamentari numerose, le aule di Montecitorio e Palazzo Madama valgono in termini di spesa quanto il bilancio della vicina Slovenia o del Montenegro. Al punto che la politica in Italia è diventata un affare per pochi ai danni di molti.

Il taglio degli stipendi

Come noto. In Italia i parlamentari sono i più pagati al mondo. Lo rivela uno studio inglese di qualche tempo fa e che mette al primo posto dei costi per le indennità parlamentari proprio l’Italia. Un triste primato che da anni indigna ogni singolo cittadino. Secondo lo studio inglese (Independent Parliamentary Standards Authority), i veri “paperoni” sono i parlamentari italiani con uno stipendio medio di oltre 120 mila sterline annue. Subito dietro troviamo Australia e USA con circa 117 e 114 mila sterline annue. All’interno della Ue, solo l’Austria è poco sotto, ma per il resto dell’Unione gli italiani guadagnano il 60% di euro in più rispetto alla media europea. Spese fuori da ogni logica e che non ci si può più permettere di sostenere – dice Luigi Di Maio – il quale aggiunge che:

quelli del ‘no’ sostengono che non serve tagliare i parlamentari, ma che bisogna tagliare gli stipendi. Bene, sono otto anni che noi lo stiamo facendo e che chiediamo di farlo anche agli altri. Vi propongo un patto: votiamo “sì” al referendum del 20-21 e dal 22 tagliamo pure lo stipendio dei parlamentari. Non ci vuole moltoè sufficiente una delibera dell’Ufficio di presidenza, non serve una legge”.

I super stipendi dei parlamentari italiani

Ma vediamo in dettaglio a quanto ammontano le indennità che i contribuenti italiani riconoscono ai loro rappresentanti in Parlamento. Tra stipendio, diaria, rimborso spese di soggiorno, budget per lo staff, rimborso per telefonate e spese informatiche, un parlamentare italiano può portare a casa anche 17.000 euro al mese. Lo stipendio base ammonta a circa 10.500 euro al mese a cui bisogna poi aggiungere circa 3.500 euro di diaria riconosciuta per la presenza in aula. Quest’ultima è decurtata proporzionalmente per ogni giorno di assenza. E si arriva così a 14.000 euro al mese. A ciò bisogna poi aggiungere i vari rimborsi previsti per gli spostamenti e i soggiorni per motivi istituzionali. Deputati e senatori, poi, si muovono gratuitamente coi mezzi pubblici e lungo le autostrade per tutta la durata del loro mandato. A ciò si devono aggiungere infine i rimborsi per le corse in taxi (fino a 3.300 euro a trimestre), per le spese telefoniche e di internet (fino a 3.100 euro all’anno). Anche l’assistenza sanitaria è gratuita e poi c’è l’assegno di fine mandato. E, come se non bastasse, qualcuno ha pensato bene di ritagliarsi anche il bonus Inps da 600 euro per emergenza Covid.

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