Da quota 100 al reddito di cittadinanza, tutto può cambiare

Anche il reddito di cittadinanza entra nel mirino dei cambiamenti insieme a quota 100. Entro 6 mesi sarà rivisto il sistema dei sussidi pubblici.

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Anche il reddito di cittadinanza entra nel mirino dei cambiamenti insieme a quota 100. Entro 6 mesi sarà rivisto il sistema dei sussidi pubblici.

Se si interviene su quota 100 lo si farà anche per il reddito di cittadinanza. E’ un passaggio politicamente obbligato: il governo Conte I, fautore di entrambe le riforme non potrà mai abolire la prima senza dare una spallata anche alla seconda.

Così è probabile che anche il reddito di cittadinanza subirà una metamorfosi, tanto quanto le pensioni anticipate previste per quota 100. Non è tanto una questione tecnica, quanto politica dettata da poteri forti.

Ci si riferisce in particolare all’accordo informale e più o meno tacito raggiunto con la Germania per ottenere i fondi europei del Recovery Fund. La Merkel ha acconsentito che si aiutasse l’Italia a patto che il governo tagli pensioni e spese superflue. Da un lato quota 100 e dall’altro il reddito di cittadinanza. Due ticket elettorali che non ormai trovano più giustificazione e sostegno finanziario in Paese con il più alto debito pubblico europeo dopo quello della Grecia.

Reddito cittadinanza: più controlli ma non tornare indietro

Così ecco che si va a costruire la base del consenso per ridimensionare le spese di welfare e previdenza. Il reddito di cittadinanza ha raggiunto quasi 3 milioni di persone e l’intenzione è quella di continuare ad assicurare un beneficio che ha aiutato tante famiglie.

 

Condividiamo la necessità di ottimizzare la parte relativa alle politiche attive del lavoro, espressa anche dal presidente Conte, in particolare l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Per raggiungere questo obiettivo, non si potrà prescindere da un confronto in sede parlamentare per trovare in maniera condivisa le soluzioni più adatte a favorire il più possibile l’occupazione dei beneficiari”.

 

Lo hanno affermato in una nota i deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Lavoro alla Camera, aggiungendo che

siamo consapevoli di dover garantire controlli sempre più capillari sui percettori del reddito così da assicurare il sostegno a chi davvero ne ha bisogno, ma dal reddito di cittadinanza non si torna indietro. Una volta partita la fase due, sarà ancora più chiaro quanto sia imprescindibile per l’inserimento lavorativo di tutti i beneficiari occupabili”.

Riforma entro 6 mesi

Nel frattempo il presidente del Consiglio Conte ha chiesto una nuova versione del reddito di cittadinanza entro sei mesi. Il premier vuole che la prestazione di sostegno al reddito per le famiglie meno abbienti non si riduca ad un semplice intervento assistenziale. Ma che abbia una sua progettualità. In altre parole, che non si metta il beneficiario nella condizione di essere solo mantenuto dallo Stato. Ma anche in quella di sentirsi in dovere di trovare un’alternativa.

A 18 mesi dall’introduzione del reddito di cittadinanza, ancora non c’è un sistema concreto per aiutare, sia i disoccupati a trovare un lavoro, sia le aziende a reperire personale. E’ ovvio che così non si può andare avanti. L’idea è quella di mettere in piedi una struttura informatica in grado di far comunicare tra loro i sistemi di ciascuna Regione. E che, in una seconda fase, si trasformi in un’App nazionale con l’obiettivo di evitare che il beneficiario del reddito di cittadinanza possa trovare “alibi” per non trovare o accettare un lavoro. I tempi non saranno lunghissimi.

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