Da categoria catastale C/2 a residenziale: ok al superbonus 110%

Se i lavori iniziano su un immobile non residenziale che a fine lavori si trasforma in residenziale spetta ugualmente il superbonus 110%

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Se i lavori iniziano su un immobile non residenziale che a fine lavori si trasforma in residenziale spetta ugualmente il superbonus 110%

Un immobile, attualmente accatastato in categoria C/2, che costituisce l’ultima porzione non ancora recuperata, adibita in passato a stalla/ricovero attrezzi agricoli e fienile, di una cascina a corte, su cui si intendono effettuare entro la fine del 2021, lavori di ristrutturazione edilizia  per la realizzazione di un immobile residenziale, funzionalmente indipendente, dotato di accesso autonomo e destinato ad abitazione del proprio nucleo familiare, può godere del superbonus 110% per i c.d. lavori trainanti e trainati che si effettueranno?

Questa domanda è stata sostanzialmente posta, con interpello, da un contribuente all’Agenzia delle Entrate, in virtù del fatto che la normativa prevede che il superbonus 110% spetta per lavori, di cui all’art. 119 del decreto Rilancio, effettuati su immobili “residenziali”. Le spese, per ora, ammesse al beneficio sono quelle sostenute nel periodo 1° luglio 2020 – 31 dicembre 2021.

Da non residenziale a residenziale: superbonus 110% ammesso ad una condizione

La categoria catastale C/2 identifica “Magazzini e locali di deposito”. Come detto il superbonus spetta per interventi (trainanti e trainati) fatti su edifici residenziali (ad esempio categoria catastale A/2, A/3, etc.).

Potrebbe accadere, come nel caso oggetto dell’istanza di interpello, che i lavori siano iniziati su un immobile non residenziale, il quale a fine lavori e per effetto di questi ultimi diviene “residenziale” (quindi cambia categoria catastale).

In merito, già con riferimento al bonus ristrutturazione, l’Agenzia delle Entrate, ha affrontato la questione nella Risoluzione n. 14/E del 2005. In questa sede il contribuente chiedeva all’Amministrazione finanziaria se la detrazione di imposta per lavori di recupero del patrimonio edilizio spettasse anche nell’ipotesi in cui i lavori di ristrutturazione interessassero un fabbricato rurale strumentale che a seguito della realizzazione dell’intervento edilizio acquistasse la destinazione d’uso abitativo.

Al riguardo le Entrate hanno ritenuto che il bonus ristrutturazione spetta, comunque, purché dal provvedimento amministrativo che autorizza i lavori si evince chiaramente che gli interventi comportano il cambio di destinazione d’uso del fabbricato da agricolo in abitativo.

Ora lo stesso principio, viene ribadito anche con riferimento ai lavori che danno diritto al superbonus 110% e ciò viene fatto nella Risposta n. 538 del 9 novembre 2020.

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