Crisi da sovraindebitamento: nuova procedura pro imprenditori indebitati

Se la congiuntura economica non lascia tregua la legge n. 3 del 2012 introduce la procedura a favore dell’imprenditore indebitato per uscire dalla crisi

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Se la congiuntura economica non lascia tregua la legge n. 3 del 2012 introduce la procedura a favore dell’imprenditore indebitato per uscire dalla crisi

Novità per tutti gli imprenditori in crisi economica, che risultino indebitati. La Legge 27 gennaio 2012, n. 3 recante “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonchè di composizione delle crisi da sovraindebitamento”, prevede che l’imprenditore che risulti troppo indebitato possa concludere un accordo con i creditori, secondo nuove e semplici regole previste proprio dalla Legge n.3/2012, pubblicata in Gazzetta ufficiale lo scorso 30 gennaio 2012. Una legge che ha il merito di introdurre una nuova procedura per risolvere i problemi di sovraindebitamento per le imprese in  crisi. Ma vediamo più da vicino cosa prevede questa legge adottata dal governo tecnico di Monti.

 
La nozione di sovraindebitamento

Si prevede la possibilità proprio per risolvere quelle situazioni di sovra indebitamento, che non sono soggette né assoggettabili alle esistenti procedure concorsuali, che il debitore possa concludere un accordo direttamente con suoi i creditori, nell’ambito della procedura di composizione della crisi disciplinata proprio dalla legge n. 3 del 2012. Innanzitutto risulta necessario specificare cosa debba intendersi per “sovraindebitamento”. Questa nozione sta ad indicare una situazione in cui si configuri, in maniera durevole e costante, una certa disparità tra gli obblighi assunti dall’imprenditore e il patrimonio della sua società, a cui si affianca anche l’incapacità dello stesso imprenditore – debitore ad adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni.

 

Ristrutturazione debiti impresa: legge punta su accordo creditore debitore

La legge n. 3 del 2012 prevede in particolare che il debitore, che risulti in questo status di sovra indebitamento, di proporre ai suoi creditori, con l’ausilio del Tribunale competente, un accordo con cui ristrutturare i suoi debiti, sulla base proprio di un piano che assicuri da una parte l’integrale pagamento dei titolari di crediti privilegiati e dall’altra il regolare pagamento dei creditori estranei all’accordo stesso. Il piano in oggetto deve contenere al suo interno precise scadenze e modalità di pagamento dei creditori, insieme all’indicazione delle garanzie da rilasciare per adempiere ai debiti contratti, insieme alle modalità per l’eventuale liquidazione dei beni. Questo piano può prevedere anche l’affidamento del patrimonio del debitore ad un fiduciario per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del ricavato ai creditori. Il piano proposto in ogni caso deve prevedere sia la ristrutturazione dei debiti sia la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione di redditi futuri. Se poi dovesse risultare che i beni o i redditi del debitore, non siano sufficienti a garantire la fattibilità del piano, la proposta deve essere sottoscritta da uno o più soggetti terzi che permettono il conferimento, anche in garanzia, di redditi o beni sufficienti per attuare l’accordo. 

 

Moratoria di un anno

Nel piano si può indicare anche la moratoria fino ad 1 anno per il pagamento di creditori estranei. Tuttavia la condizione richiesta per la moratoria di un anno è l’osservanza di precise indicazioni, riportate di seguito:

1) idoneità del piano ad assicurare il pagamento alla scadenza del nuovo termine,

2) nomina di un liquidatore, da parte del giudice, su proposta dell’organismo di composizione della crisi, con il compito di eseguire il piano,

 

3) la moratoria non deve interessare il pagamento di eventuali titolari di crediti che risultino impignorabili.

 

Accordi di ristrutturazione: come si formula la proposta

Sono vari i passaggi che scandiscono la formulazione della proposta di accordo. In primo luogo, si deve depositare la proposta in oggetto  presso il tribunale del luogo dove risiede o ha sede l’imprenditore – debitore. Insieme alla proposta, va depositato anche l’elenco preciso di tutti i creditori, indicando le somme dovute, i beni e gli eventuali atti di disposizione compiuti nell’ultimo quinquennio, insieme alle denunce dei redditi degli ultimi tre anni con l’attestazione sulla fattibilità del piano stesso. Nella documentazione presentata deve essere anche allegato l’elenco delle spese correnti che risultino necessarie al sostentamento del debitore e della sua famiglia, indicando ovviamente il numero dei membri della famiglia dell’imprenditore – debitore, con il certificato, rilasciato dal comune, proprio sullo stato di famiglia. Da depositare anche le scritture contabili degli ultimi tre esercizi sociali. Sarà poi il giudice competente a fissare la data di udienza, disponendone la comunicazione ai creditori interessati, anche, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, telegramma,  telefax o anche tramite Pec (posta elettronica certificata).  Con la comunicazione della data dell’udienza, sono sospesi per 120 giorni, l’avvio o la prosecuzione di azioni esecutive individuali.

 

La sottoscrizione dell’accordo

Ricevuta la comunicazione della data dell’udienza, i creditori fanno pervenire, mediante i mezzi ordinari poc’anzi indicati per la comunicazione della data di udienze, all’organismo di composizione della crisi, una dichiarazione sottoscritta, in cui dichiarano di prestare il loro consenso alla proposta del debitore. Si raggiunge così l’accordo.

 

La revoca e la risoluzione dell’accordo

Tuttavia può anche verificarsi che lo stesso accordo sia revocato. La condizione per la revoca in tal caso è che entro 90 giorni dalle scadenze previste, vengano eseguiti i pagamenti al Fisco e all’Inps o altri enti di previdenza sociale obbligatoria. L’accordo è risolto se viene pronunciata, nei confronti dell’imprenditore –  debitore, una pronuncia di fallimento. In tal caso è nominato curatore un avvocato o un commercialista, o anche chi ha svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in spa, con adeguate capacità imprenditoriali, ma possono essere nominati curatori anche le appena nate società professionali, venute alla luce con la legge di stabilità 2012. 

Trattamento sanzionatorio

Da ultimo, si segnalano le sanzioni previste in merito all’accordo per la ristrutturazione dei debiti per l’imprenditore in crisi. Possono infatti verificarsi situazioni particolari; ad esempio al fine di accedere alla procedura di composizione della crisi, l’imprenditore – debitore aumenta o diminuisce il passivo ovvero sottrae o dissimula una parte rilevante dell’attivo ovvero dolosamente simula attività inesistenti. O ancora produce documentazione contraffatta o alterata, ovvero sottrae, occulta o distrugge, in tutto o in parte, la documentazione relativa alla propria situazione debitoria ovvero la propria documentazione contabile, effettua pagamenti non previsti nel piano oggetto dell’accordo, e infine intenzionalmente non rispetta i contenuti dell’accordo. In tutti questi casi, la sanzione applicabile prevede la reclusione da 6 mesi a 2 anni, insieme al pagamento di un’ammenda variabile tra i mille e i cinquantamila euro. Così subisce sanzioni anche il componente dell’organismo di composizione della crisi che renda false attestazioni sull’esito della votazione dei creditori sulla proposta di accordo formulata dall’imprenditore – debitore; o ancora può verificarsi che lo stesso organismo renda falese attestazioni sulla veridicità dei dati contenuti nella proposta o nei documenti ad essa allegati o in merito alla fattibilità del piano di ristrutturazione dei debiti proposto dal debitore. In tal caso la sanzione prevista è della reclusione da 1 a 3 anni e con la multa da 1.000 a 50.000 euro. Alla stessa sanzione soggiace il componente dell’organismo di composizione della crisi che produce danno ai creditori omettendo o rifiutando senza giustificato motivo un atto del suo ufficio. 

 

 

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Argomenti: Aziende e Società