Coronavirus: obbligo mascherine solo se gratuite o detraibili dalle spese

Per la fase 2 si prevede l’obbligo di usare le mascherine, ma l’imposizione non può essere a titolo oneroso e l’eventuale costo deve potersi detrarre dalle spese sanitarie.

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Per la fase 2 si prevede l’obbligo di usare le mascherine, ma l’imposizione non può essere a titolo oneroso e l’eventuale costo deve potersi detrarre dalle spese sanitarie.

Le mascherine non possono essere a carico dei contribuenti. Se necessarie o obbligatorie per la fase 2, dovranno essere fornite gratuitamente dallo Stato o quantomeno la spesa dovrà essere detraibile in dichiarazione dei redditi.

Sull’uso delle mascherine e dei guanti è bene precisare che qualsiasi obbligo imposto al cittadino non può essere a titolo oneroso. Molti esercizi commerciali che vietano l’ingresso nei supermercati, già ora forniscono gratuitamente mascherine e guanti per permettere ai loro clienti di entrare nei locali e fare la spesa. Ma tanti, come i piccoli negozi, ne sono sprovvisti.

Mascherine obbligatorie solo se gratuite

Così i consumatori stanno già prendendo le distanze da quello che potrebbe diventare presto un provvedimento ingiusto da parte dello Stato. “In relazione alla ventilata ipotesi di obbligare gli italiani ad usare mascherine per uscire di casa o prendere i mezzi pubblici e di multarli se non la utilizzano, sia chiaro che tale previsione potrebbe essere adottata solo dopo una distribuzione capillare e gratuita da parte dello Stato a tutte le famiglie“. Lo afferma in una nota Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.  “Al di là del fatto che dovrebbero spiegarci perché nella fase 1, ben più grave della fase 2, hanno continuato a dirci di usare la mascherina, come riportato ancora oggi sul sito del ministero della Salute, solo se sospetti di essere malato o se presti assistenza a persone malate”, il punto è che le mascherine o sono introvabili, come le ffp3, o si trovano a prezzi esagerati insostenibili“, aggiunge Dona.

Sulle mascherine, IVA al 4% e possibilità di detrazione fiscale

Posto che molti cittadini dovranno arrangiarsi poiché lo Stato non sarà in grado di rifornire Comuni e farmacie di mascherine per tutti, resta di fatto ancora incomprensibile il motivo per cui sul costo delle mascherine gravi ancora l’IVA al 22%. Trattandosi di un bene necessario e che con ogni probabilità verrà imposto (pena sanzioni pesanti), l’IVA dovrebbe scendere subito al 4%.

Non solo. Il costo della mascherina dovrà essere regolamentato dallo Stato per evitare speculazioni e potersi detrarre dalla dichiarazione dei redditi, come si fa per le altre spese sanitarie. Ma appare evidente che sulla vendita delle mascherine già si stia speculando parecchio, soprattutto con gli acquisti online. “Anche per questo vanno distribuite gratuitamente dallo Stato, almeno nella fase iniziale. Se poi la necessità del loro utilizzo dovesse perdurare nel tempo, una volta garantita una produzione ed una distribuzione sufficiente per tutti, non basterebbe fissare un prezzo massimo, ma bisognerebbe tornare ai prezzi amministrati, con un prezzo esente da Iva e fissato dallo Stato. Lo stesso dovrebbe valere per disinfettanti e guanti“, dice Dona.

Sanzioni per chi non userà le mascherine?

In questo contesto dove non vi sono ancora certezze sulle modalità dell’uso delle mascherine e, soprattutto, sul tipo di mascherine da utilizzare, è impossibile applicare sanzioni per i trasgressori. Il cittadino impossibilitato ad acquistarle perché mancano in farmacia o perché costano troppo non potrà mai essere multato per non indossarle. Il che contrasta palesemente con i proclami lanciati dai governatori delle Regioni che chiedono a gran voce multe per chi esce di casa senza mascherine. “E’ un’impostazione del tutto sbagliata – tuonano i consumatori – pronti a sollevare la questione nelle sedi opportune qualora venissero adottate misure coercitive e sanzionatorie”.

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