Coronavirus, Lega: la tassa di soggiorno va sospesa

Sospendere la tassa di soggiorno per rilanciare il turismo. La Lega chiede al governo di intervenire a tutela del turismo in Italia.

di , pubblicato il
Sospendere la tassa di soggiorno per rilanciare il turismo. La Lega chiede al governo di intervenire a tutela del turismo in Italia.

La tassa di soggiorno va sospesa. Di fronte all’emergenza coronavirus che sta mettendo in ginocchio il turismo e le prenotazioni alberghiere, l’odiata imposta che ricade su chi soggiorna in alberghi e b&b andrebbe sospesa fino a tempi migliori.

Così la Lega torna all’attacco del governo Conte che dovrebbe preoccuparsi maggiormente di difendere quei settori dell’economia maggiormente colpiti dalle imposte locali, come appunto la tassa di soggiorno che, oltretutto, da quest’anno è aumentata vistosamente e in certe città come Roma arriva anche a 10 euro al giorno.

Tassa di soggiorno a Roma si paga fino a 10 euro

A Roma, una delle città più care per la tassa di soggiorno, si sta pensando di versarla a rate con una percentuale che verrebbe trattenuta dagli albergatori. Una decisione che verrà probabilmente presa nelle prossime ore in Campidoglio per cercare di dare una mano al settore alberghiero e ricettivo. Anche se, secondo la Lega, si tratterebbe di un palliativo che non incentiverà i turisti a pernottare nella capitale visto che comunque la tassa di soggiorno la dovranno sempre pagare. Per il Carroccio è necessario sospenderla in tutta Italia quanto meno per cercare di invogliare i turisti a soggiornare più tempo nel nostro Paese.

Tassa di soggiorno, quanto si paga

Come dice la legge, l’imposta è applicata dal Comune per persona e per pernottamento ed è graduata e commisurata con riferimento alla tipologia delle strutture ricettive come definite dalla normativa regionale, tenuto conto della classificazione delle strutture medesime. Pertanto questa è calcolata in misura variabile (da 1 a 5 euro al giorno) a seconda della località di interesse artistico e culturale in cui si soggiorna.

L’imposta è calcolata a persona, in base al numero di pernottamenti e alla classe della struttura ricettiva  (numero di stelle). I comuni italiani più virtuosi tendono ad applicarla in misura minima o a non applicarla del tutto per attirare maggiori turisti. Altri, invece, con i conti in rosso applicano il massimo consentito. A Roma, città più cara, ad esempio, per un pernottamento di una settimana in un hotel 3 stelle, l’imposta è pari a 28 euro. A Verona, invece, si paga 7 euro.

Chi non paga la tassa di soggiorno

La tassa di soggiorno non può però essere addebitata ad alcune categorie di viaggiatori. Questi sono:

  • i residenti nel comune
  • i bambini di età inferiore a 12 anni
  • gli studenti universitari fuori sede
  • i disabili e gli accompagnatori
  • i militari e le forze di polizia
  • autisti di autobus, treni e accompagnatori turistici
  • i malati in strutture sanitarie e i familiari accompagnatori
  • i residenti negli ostelli della gioventù.

Tassa di soggiorno non solo in Italia

La tassa di soggiorno, benchè odiata dagli italiani al pari di altri balzelli a cui non erano abituati, è stata introdotta anche all’estero da molto più tempo. A Parigi l’imposta è in vigore da oltre 100 anni e si paga nell’ordine di pochi centesimi a notte, mentre a Vienna viene applicata in misura proporzionale alla spesa. Ad Amsterdam e a Berlino è, invece, il 5% del costo del pernottamento. Negli Stai Uniti, l’imposta è frazionata in tre parti: un contributo fisso, uno variabile e uno proporzionale al costo della stanza, mentre in Giappone la tassa di soggiorno si applica solo a partire da 10.000 yen a notte.

Argomenti: ,