Coronavirus, arriva l’obbligo di Smart Working per le pubbliche amministrazioni

Arriva l’obbligo di Smart working per le Pa, sanzioni previste per chi non si adegua.

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Arriva l’obbligo di Smart working per le Pa, sanzioni previste per chi non si adegua.

La ministra della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, attraverso una circolare appena firmata, comunica che il passaggio dalla sperimentazione all’obbligo di Smart working è la conseguenza delle misure scritte nel primo decreto Coronavirus, il Dl 9/2020.

È necessaria, dunque, una riorganizzazione che permetta di rendere possibile e agevole il lavoro agile o a distanza.

Smart Working o lavoro agile

Lo Smart Working o lavoro agile, sostanzialmente è: “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”.

Ai sensi della Legge n. 81 / 2017, le parti che sottoscrivono l’accordo individuale possono utilizzare strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone). Allo stesso tempo, viene garantito loro parità di trattamento economico e normativo rispetto a chi svolge la stessa mansione in maniera ordinaria.

La nuova circolare

Nella nuova circolare, secondo un recente articolo del “Sole24.it” vengono previste anche le sanzioni ai dirigenti degli uffici che non si adeguano. Si parla, più che altro, di valutazioni negative, le quali potrebbero portare ad una riduzione della busta paga.

In ogni caso, la stessa contiene, fra le altre cose, una serie di istruzioni operative che potrebbero facilitare il passaggio alla nuova logica del lavoro, adottando, ad esempio soluzioni cloud o altro.

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