Cooperative sanitarie: prestazione di servizi esenti da Iva

Rileva ai fini dell’applicazione dell’esenzione Iva, non la forma giuridica della struttura associativa, ma l’oggetto sociale. Lo chiarisce l’Agenzia delle Entrate in una risoluzione del 3 aprile 2012

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Rileva ai fini dell’applicazione dell’esenzione Iva, non la forma giuridica della struttura associativa, ma l’oggetto sociale. Lo chiarisce l’Agenzia delle Entrate in una risoluzione del 3 aprile 2012

Con la risoluzione del 03/04/2012 n. 30, l’Agenzia delle Entrate rispondendo ad una richiesta di consulenza giuridica, concernente l’interpretazione dell’art. 10, comma 2, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, chiarisce come le cooperative esercenti le professioni sanitarie, anche se non hanno lo schema associativo tipico del consorzio, possono allo stesso modo beneficiare del regime di esenzione Iva sulle prestazioni di servizi effettuate nei confronti dei soci.

 

L’esenzione a livello comunitario

Nel quesito posto all’attenzione dell’Agenzia, la Confederazione istante prende le mosse dall’art. 132, par. 1, lett. f), della Direttiva comunitaria n. 2006/112/CE. Secondo tale norma gli Stati membri dell’UE possono esentare dall’Iva, le prestazioni di servizi che siano effettuate da associazioni autonome di persone che esercitano un’attività esente o per la quale non hanno la qualità di soggetti passivi, al fine di rendere ai loro membri i servizi direttamente necessari all’esercizio di tale attività, quando tali associazioni si limitano ad esigere dai loro membri l’esatto rimborso della parte delle spese comuni loro spettante, a condizione che questa esenzione non possa provocare distorsioni della concorrenza. Una norma comunitaria che è stata recepita nel nostro ordinamento all’articolo 10 del Dpr n. 633 del 1972.

 

L’esenzione nel nostro ordinamento

Al secondo comma del suddetto articolo viene previsto l’esenzione anche delle prestazioni di servizi effettuate nei confronti dei consorziati o soci da consorzi, ivi comprese le società consortili e le società cooperative con funzioni consortili, costituiti tra soggetti per i quali, nel triennio solare precedente, la percentuale di detrazione di cui all’art. 19-bis, anche per effetto dell’opzione di cui all’art. 36-bis, sia stata non superiore al 10 per cento, a condizione che i corrispettivi dovuti dai consorziati o soci ai predetti consorzi e società non superino i costi imputabili alle prestazioni stesse.

 

Il quesito posto all’Agenzia: l’esenzione Iva vale anche per le coop?

Da una prima lettura della normativa comunitaria e di quella nazionale, appare che l’esenzione Iva trova applicazione solo per le strutture  consortili o con funzioni consortili. Siccome i soggetti esercenti le professioni sanitarie non possono adottare lo schema associativo tipico del consorzio ovvero delle strutture societarie con funzioni consortili, la Confederazione istante, nella richiesta di consulenza giuridica all’Agenzia delle entrate, chiede di sapere se l’esenzione Iva possa comunque estendersi alle società cooperative costituite fra soggetti esercenti l’attività sanitaria che, pur non svolgendo attività consortile, svolgono attività ausiliarie o strumentali rispetto a quelle sanitarie svolte dai propri soci.

 

Il parere dell’Agenzia

L’Agenzia risponde alla consulenza giuridica in oggetto, sottolineando come la disposizione collocata  all’articolo 132, paragrafo 1, lettera f), della direttiva 2006/112/CE, secondo la quale gli Stati membri esentano “le prestazioni di servizi effettuate da associazioni autonome di persone che esercitano un’attività esente o per la quale non hanno la qualità di soggetti passivi, al fine di rendere ai loro membri i servizi direttamente necessari all’esercizio di tale attività, quando tali associazioni si limitano ad esigere dai loro membri l’esatto rimborso della parte delle spese comuni loro spettante, a condizione che questa esenzione non possa provocare distorsioni della concorrenza”, si riferisce a strutture associative composte da associati che esercitano attività esente o non soggetta ad IVA, ai quali è normalmente rivolta l’attività dell’associazione.

 

La ratio dell’esenzione Iva

Secondo l’Agenzia, la ragione principale dell’esenzione Iva si trova nell’esigenza di evitare che soggetti che svolgono attività esenti o non soggette ad IVA, indipendentemente dal settore di attività in cui operano, quando decidano di esternalizzare i servizi necessari e funzionali a tali attività, si pensi a servizi amministrativi, gestione della contabilità, gestione dei beni strumentali e degli immobili, risultano in un certo senso penalizzati dal fatto che non possono detrarre l’IVA assolta sugli acquisti.

 

I soggetti interessati dall’esenzione

La direttiva comunitaria in questione prevede che per “associazioni autonome di persone” di cui parla l’articolo 132, paragrafo 1, lettera f), della direttiva 2006/112/CE, debbano intendersi persone che possono essere sia fisiche sia giuridiche e caratterizzate, oltre che dalla composizione della compagine sociale, da uno scopo istituzionale di supporto e di collaborazione rispetto all’attività esercitata dai singoli partecipanti. Il nostro legislatore, in linea con queste indicazioni comunitarie, ha precisato come i soggetti destinatari dell’esenzione Iva, debbano essere:

– i consorzi (costituiti anche in forma societaria),

–  le cooperative con funzioni consortili.

Sia gli uni che le altre  costituiscono strutture associative coerenti con le finalità dell’esenzione e assimilabili, sotto il profilo organizzativo, alle generiche “associazioni autonome di persone” individuate dalla norma esentativa comunitaria.

 

Niente discriminazioni per l’esenzione Iva

L’Agenzia detto questo precisa che quando l’art. 10, secondo comma, del d.P.R. n. 633 del 1972, si riferisce alle sole strutture associative di tipo consortile, non significa che attua una discriminazione rispetto ad altri schemi associativi autonomi che vengono costituiti al fine di rendere, al mero costo, servizi comuni agli associati, che svolgono attività esente o non soggetta ad IVA, funzionali all’esercizio dell’attività di ciascuno di essi. Perciò, l’Agenzia ritiene che, ai fini dell’esenzione Iva, non assuma rilievo la forma giuridica assunta dalla struttura associativa, bensì l’oggetto sociale della stessa.

 

Coop sanitarie

Di conseguenza, le società cooperative costituite fra soggetti esercenti l’attività sanitaria, anche se non svolgono attività consortile, possono beneficiare del regime di esenzione Iva previsto dall’articolo 10, comma 2, Dpr 633/1972.

 

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Argomenti: Normativa e Prassi