Controlli fiscali, è vero che basta comprare lo smartphone nuovo o è una bufala?

E' vero che basta comprare uno smartphone nuovo per far scattare i controlli del Fisco: verità e falsi miti sul redditometro.

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E' vero che basta comprare uno smartphone nuovo per far scattare i controlli del Fisco: verità e falsi miti sul redditometro.

I controlli fiscali sono lo spauracchio dei contribuenti, non solo imprese ma anche privati, tra timori fondati e luoghi comuni. Capire quali spese rientrano nel redditometro non è sempre facile.

Con la dichiarazione dei redditi cartacea andavano allegate le spese: ora la trasmissione dei dati è digitale e, per alcune voci, scattano controlli incrociati in automatico. L’esempio classico è quello del mantenimento alla ex moglie: se il marito dichiara di averlo versato, costei dovrà avere la cifra corrispondente in entrata. Ma negli altri casi quando il Fisco si insospettisce? I controlli fiscali sono random e casuali o ci sono importi e prodotti e servizi che in particolare vengono controllati?

Spese e reddito: quando il Fisco si insospettisce?

Il principio è lineare e intuitivo: si può spendere quello che si guadagna. Chi supera questo rapporto o ha ricevuto una donazione o un prestito, o ha effettuato una vincita oppure è un evasore. Non esistono altre possibilità. I controlli fiscali di norma scattano quando il gap tra reddito dichiarato e spese supera il 20%.
Nel redditometro rientrano gli acquisti di beni di lusso. A sorpresa però sono considerati tra questi ultimi anche voci insospettabili. Non solo case, viaggi o auto d’epoca e polizze vita ma anche abbonamenti pay-tv o in palestra e circoli sportivi, smartphone di ultima generazione, spese per animali e centri benessere/spa. E attenzione perché i viaggi non vengono dedotti sono dalla prenotazione di hotel 5 stelle o biglietti aerei: anche se si usa troppo spesso il telepass si può destare sospetti del Fisco.

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