Controlli 730, ecco come rimediare agli errori

Ecco come comportarsi in caso di controlli 730 da cui scaturiscono errorri commessi dal contribuente

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Ecco come comportarsi in caso di controlli 730 da cui scaturiscono errorri commessi dal contribuente

Cosa fare in caso di errori a seguito di controlli nel 730? Ecco le info utili e i chiarimenti. Quando si riceve una richiesta per il controllo 730, la verifica formale della dichiarazione dei redditi, il contribuente  ha diverse possibilità per rispondere a seconda dei casi. Il tempo concesso comunque è sempre di 30 giorni.

Controlli 730: gli step da seguire

La prima cosa da fare è rispondere tempestivamente all’ufficio competente producendo da subito tutta la documentazione in proprio possesso per certificare una spesa o dimostrare una detrazione spettante. Presentare documenti falsi, ovvero certificanti spese mai sostenute o di importo superiore a quello effettivo, costituisce reato. Pagando entro 30 giorni dal ricevimento dell’avviso bonario il contribuente ha diritto a versare una sanzione ridotta di 2/3. E’ anche possibile pagare a rate in sei scadenze trimestrali per debiti fino a 5mila euro e in un massimo di 20 rate trimestrali per debiti di importo superiore.

Controlli 730 e avviso bonario

L’avviso bonario non rappresenta un atto immediatamente impugnabile: se il contribuente ha intenzione di farlo quindi dovrà attendere la cartella di pagamento. Quest’atto deve essere notificato da Equitalia al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello nel quale è stata presentata la dichiarazione. Oltre questa data la pretesa è illegittima. La prescrizione e quindi la conseguente decadenza del potere di accertamento può essere sollevata solo dinanzi al giudice tributario. La cartella di pagamento può essere impugnata per vizi propri e/o per questioni di merito. Tra i primi rientrano errori nella compilazione o nell’iter di notifica, nei secondi invece l’infondatezza o l’illegittimità della pretesa. Per importi non superiori a 20 mila euro l’impugnazione per merito si fa mediante procedura di reclamo/mediazione. Questa comporta una sospensione per la costituzione in giudizio di 90 giorni. Durante questo arco temporale le parti cercano un accordo per evitare il giudizio. In caso positivo il contribuente dovrà versare entro 20 giorni la sanzione ridotta al 40% E’ bene sapere che la proposizione di un ricorso non sospende automaticamente l’obbligo di pagamento. Anche in caso di impugnazione di una cartella di pagamento quindi il contribuente dovrà versare entro i 60 giorni previsti le somme pretese a meno che non abbia fatto apposita richiesta di sospensione. Quest’ultima può essere amministrativa, quando viene richiesta direttamente all’agenzia delle Entrate, oppure giudiziale, con specifica istanza al giudice. In entrambi i casi è necessario dimostrare il fumus boni iuris (ossia la parvenza di buon diritto) e il periculum in mora (danno grave ed irreparabile al contribuente in caso di pagamento della mora).

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Argomenti: Redditi e Dichiarazioni