Contributo di solidarietà in arrivo: anche i ricchi piangono

Dopo il prelievo sulle pensioni d’oro e sugli stipendi dei manager pubblici, il contributo di solidarietà è per tutti i percettori di reddito superiore a 300mila euro. Discutibile l’importo prelevato, pari cioè al 3% sulla parte di reddito eccedente

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Dopo il prelievo sulle pensioni d’oro e sugli stipendi dei manager pubblici, il contributo di solidarietà è per tutti i percettori di reddito superiore a 300mila euro. Discutibile l’importo prelevato, pari cioè al 3% sulla parte di reddito eccedente

L’attuale crisi economica ha richiesto uno sforzo, un sacrificio come dicono i tecnici, agli italiani. E’ di questi ultimi giorni, l’operazione trasparenza, per cui tutti i redditi dei ministri dell’attuale governo tecnico sono stati pubblicati on line. Ovviamente le cifre sono di una certa entità. In tema di cifre alte e redditi altrettanto consistenti, il precedente governo Berlusconi ha messo le mani su questi con la sua manovra correttiva estiva, per recuperare maggiori entrate. E’ il caso del contributo di solidarietà, ossia un prelievo al 3% che viene applicato sui redditi eccedenti l’importo di 300mila euro annui. Tralasciando le eventuali ed ovvie polemiche del caso, (solo il 3% sui redditi superiori a 300mila euro?Sarebbe questo il sacrificio?), ci soffermiamo sugli aspetti pratici di questo prelievo, introdotto dalla manovra di Ferragosto, e esplicato in una recente circolare del 28/02/2012 , la n. 4, dell’Agenzia delle entrate.  

Contributo di solidarietà: cos’è

Dopo il contributo di perequazione (per i pensionati d’oro) e quello per i dipendenti pubblici (parliamo dei dirigenti e manager), l’articolo 2, commi 1 e 2, del dl 138/11, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, “in considerazione della eccezionalità della situazione economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea” – come si legge nel decreto stesso , introduce, a decorrere dal 2011 e fino al 2013, a carico dei contribuenti titolari di un reddito complessivo superiore a 300.000 euro lordi annui, un contributo di solidarietà del 3 per cento, che deve applicarsi sulla parte eccedente l’importo previsto sopra.  

Reddito complessivo

La manovra ha precisato che il contributo in questione è dovuto dai soggetti passivi Irpef, indicando per tali anche i soggetti non residenti per i redditi prodotti nel territorio dello Stato. Esso si applica sul reddito complessivo, disciplinato all’articolo 8 del TUIR, che abbia però un importo superiore a 300.000 euro lordi annui. Il reddito complessivo è formato secondo le regole ordinarie di cui all’articolo 8 del TUIR, sommando i redditi di ogni categoria che concorrono a formarlo, come quelli fondiari, di capitale, di lavoro dipendente, di lavoro autonomo, di impresa e redditi diversi, determinati secondo le regole previste per ciascuna categoria, e sottraendovi le perdite derivanti dall’esercizio di imprese commerciali e quelle derivanti dall’esercizio di arti e professioni.  

Oneri deducibili

La formazione del reddito complessivo secondo le regole ordinarie comporta che in sede di determinazione dei redditi di lavoro dipendente e di alcuni ad essi assimilati, sono riconosciuti alcuni oneri deducibili dal reddito complessivo per effetto del rinvio operato dall’articolo 51, comma 2, lett. h) del TUIR, in base al quale non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente “le somme trattenute al dipendente per oneri di cui all’art. 10 e alle condizioni ivi previste”.  

Esclusioni

Non rilevano ai fini del contributo di solidarietà invece, i redditi che non rientrano nel reddito complessivo ai sensi dell’articolo 3 del TUIR, come: – i redditi soggetti a tassazione separata in base all’articolo 17 del TUIR ( se però il contribuente non opti per la tassazione separata ovvero opti per la tassazione ordinaria, i redditi concorrono a formare il reddito complessivo e, ove ne ricorrano i presupposti, si applica il contributo di solidarietà); – i redditi esenti; – i redditi soggetti a ritenute a titolo di imposta; i redditi soggetti a ritenute a titolo di acconto, invece, rilevano ai fini della determinazione del reddito complessivo secondo le modalità ordinarie; – i redditi soggetti a imposte sostitutive dell’IRPEF, anche su opzione del contribuente.  

Determinazione e versamento

Il contributo di solidarietà è determinato in sede di dichiarazione dei redditi ed è versato in unica soluzione unitamente al saldo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. L’importo è versato in unica soluzione entro i medesimi termini stabiliti per il versamento del saldo Irpef e, quindi, entro il 16 giugno dell’anno di presentazione della dichiarazione e non sono dovuti versamenti a titolo di acconto.  

Compensazione e rateizzazione

Il contribuente inoltre può avvalersi della compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, nonché può rateizzare il versamento fino mese di novembre, secondo le modalità previste per il versamento dell’Irpef.  

Decorrenza

In considerazione dell’eccezionalità della situazione economica internazionale, il contributo di solidarietà trova applicazione a decorrere dal 1° gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2013. Ma con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, si può stabilire una proroga dell’applicazione del contributo di solidarietà per gli anni successivi al 2013, fino al raggiungimento del pareggio di bilancio.  

Effetti sull’Irpef e sulle addizionali

Il contributo di solidarietà è deducibile dal reddito complessivo e a differenza di quanto previsto generalmente per gli oneri deducibili, la sua deducibilità è riconosciuta in base al principio di competenza. I contribuenti interessati deducono per “competenza” dal reddito complessivo rilevante ai fini Irpef, l’importo del contributo di solidarietà dovuto per lo stesso periodo di imposta, anche se viene determinato e versato nel periodo di imposta seguente. Inoltre si specifica che la deducibilità per “competenza” del contributo di solidarietà ha effetto anche ai fini del calcolo delle addizionali regionali e comunali all’Irpef.  

Contributo di solidarietà è imposta straordinaria

L’Agenzia delle Entrate chiarisce inoltre che il contributo di solidarietà costituisce un’ imposta straordinaria, che è stata istituita per l’eccezionalità della situazione economica, e come tale va tenuta distinta dall’ordinaria imposta sul reddito delle persone fisiche. Di conseguenza, l’importo dovuto a titolo di contributo di solidarietà: – non concorre all’importo dell’Irpef, su cui possono essere fatte valere eventuali detrazioni; – non concorre all’importo dell’Irpef da cui possono essere scomputati crediti per imposte pagate all’estero, versamenti in acconto dell’Irpef, ritenute alla fonte a titolo d’acconto; – non rileva nella determinazione dell’aliquota media da applicare ai fini della tassazione separata; – non deve essere considerata nell’imposta italiana che costituisce il limite entro cui può essere attribuito il credito d’imposta per l’imposta pagata all’estero.  

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Argomenti: Tasse e Tributi