Contributi Inps: il riscatto del periodo di congedo straordinario

Come riscattare i periodi di congedo straordinario dei lavoratori dipendenti. A cosa serve il riscatto e per quali periodi è consentito.

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Come riscattare i periodi di congedo straordinario dei lavoratori dipendenti. A cosa serve il riscatto e per quali periodi è consentito.

Il periodo di congedo straordinario può essere riscattato. Non tutti i lavoratori sanno che il periodo di assenza dal lavoro, per un massimo di due anni, per gravi motivi legati all’assistenza familiare, può essere riscattato.

Come noto, il periodo di congedo straordinario (massimo 24 mesi anche non continuativi nell’arco della vita lavorativa) comporta ai fini pensionistici il riconoscimento del diritto alla pensione ,ma non la misura ai fini del calcolo dell’assegno. Si tratta infatti di contributi figurativi.

Il riscatto del congedo straordinario

Chi ha usufruito di questi permessi e si appresta ad andare in pensione, potrà chiedere all’Inps il riscatto del periodo di assenza dal lavoro versando i relativi contributi mancanti sul suo estratto contributivo. Il periodo riscattabile è di massimo due anni, coincidente con il periodo massimo usufruibile del congedo straordinario per lavoratori dipendenti pubblici e privati. Il riscatto può essere esercitato anche per periodi di assenza dal lavoro prima del 1996, quindi nel sistema retributivo, come stabilito dalla legge di bilancio del 2007, contrariamente a quanto previsto fino ad allora dal Dlgs numero 564 del 1996. Il periodo riscattabile dovrà essere comprovato da documenti in possesso del lavoratore e datore di lavoro (se ancora esistente) e risultare dalle retribuzioni percepite nel periodo di assenza dal lavoro. Sarà fondamentale anche la dimostrazione dei gravi motivi che hanno condotto ilo lavoratore ad assentarsi per il periodo riscattabile.

Chi può richiedere il congedo straordinario

Essendo una misura straordinaria, il congedo così riconosciuto dalla legge numero 53 del 2000, è una indennità economica pari alla retribuzione percepita nell’ultimo mese di lavoro che precede la domanda di congedo. Può essere chiesto dal lavoratore dipendente per gravi motivi relativi a necessità familiari del lavoratore stesso e della sua famiglia anagrafica (come in particolare il coniuge, figli o in loro mancanza i nipoti, genitori, generi, nuore o suoceri) anche se non conviventi e dei soggetti portatori di handicap, parenti o affini entro il terzo grado del lavoratore, anche se non conviventi.

Tali periodi di assenza dal lavoro sono conteggiati solo per il diritto alla pensione ma non per la misura della stessa. Il lavoratore, in qualsiasi momento, può riscattare i contributi a condizione di sostenerne il relativo onere economico. In questo modo il periodo di aspettativa fruito non viene perso ai fini della determinazione della misura della pensione.

I gravi motivi per richiedere il congedo straordinario

I gravi motivi che consentono la richiesta del congedo straordinario riguardano principalmente:

  • le necessità familiari connesse al decesso di uno dei soggetti conviventi o non conviventi;
  • situazioni riguardanti i familiari che richiedono un impegno particolare del dipendente in termini di cura e assistenza personale;
  • situazioni di grave disagio personale che riguardano il dipendente stesso (esclusa ovviamente la malattia);
  • particolari situazioni in cui incorrono i familiari e derivanti da patologie croniche o acute.

Per patologie croniche o acute si intendono quelle che determinano una temporanea o permanente riduzione dell’autonomia personale o che richiedono frequenti monitoraggi e visite medico – sanitarie, o che richiedono l’assistenza continua di un familiare, quale può essere il dipendente.

 

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