Contratto di espansione: niente più addizionale Cigs per le aziende

Sospeso il contributo addizionale Cigs per le aziende che ne fanno ricorso nell’ambito dei contratti di espansione. I chiarimenti dell’Inps.

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Sospeso il contributo addizionale Cigs per le aziende che ne fanno ricorso nell’ambito dei contratti di espansione. I chiarimenti dell’Inps.

Niente più addizionale Cigs per le aziende che fatto ricorso al contratto di espansione. I datori di lavoro interessati a mandare in pensione i propri dipendenti prossimi alla maturazione dei requisiti, non dovranno più pagare supplementi di contributi all’Inps.

A stabilirlo è l’Inps che ha recepito le ultime novità del governo in tema di blocco dei licenziamenti. Come noto, il Ministero del Lavoro non chiederà più contributi aggiuntivi ai datori di lavoro che faranno ricorso alla Cassa integrazione straordinaria. In cambio questi ultimi non dovranno licenziare il personale fino al 31 marzo 2021.

Il provvedimento supera quindi le precedenti disposizioni di legge adottate fino allo scorso mese di settembre. Si inserisce fra l’altro in un contesto più ampio di riforma del contratto di espansione che sarà approvato con la legge di bilancio 2021. Si parla di “contratto di espansione allargato” e consentirà anche alle aziende con meno di 1.000 dipendenti di proporre il maxi scivolo fino a 5 anni per coloro che sono prossimi alla pensione.

Contratto di espansione e contributo addizionale Cig

Come spiega la circolare Inps n. 143 del 9 dicembre 2020, a proposito dei versamenti contributivi addizionali Cig per chi fa ricorso al contratto di espansione:

con riferimento all’obbligo di versamento del contributo addizionale, al paragrafo 4 della circolare n. 98/2020 si è specificato che per l’integrazione straordinaria connessa al contratto di espansione l’azienda è tenuta al pagamento del contributo addizionale calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore di lavoro non prestate.

Al riguardo, è necessario fare presente che, a seguito di ulteriori approfondimenti, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha successivamente precisato che l’impresa che accede allo strumento del contratto di espansione deve considerarsi esonerata dall’obbligo di versamento del contributo addizionale. Pertanto, le indicazioni fornite al paragrafo 4 della circolare n. 98/2020 sono superate.

Come funziona il contratto di espansione

Attualmente la normativa prevede l’insorgenza del diritto a i lavoratori che si trovino fino a 5 anni dalla pensione (di vecchiaia o anticipata) di lasciare prima il lavoro beneficiando di uno scivolo retribuito.

A patto che il datore di lavoro concluda un contratto di riassunzione che preveda ricambio del personale.

In sostanza, le aziende possono mandare in pensione i lavoratori più vecchi con 5  anni di anticipo rispetto alla data di pensionamento prevista, a patto che ne assumano di nuovi al loro posto. La regola vale solo per le aziende con organici superiori alle 1.000 unità. Lo scopo è quello di alleggerire il peso della spesa a carico dei datori di lavoro, ma anche quello di incentivare il ricambio generazionale della forza lavoro.

Cosa che può avvenire nell’ambito di progetti di reindustrializzazione e riorganizzazione aziendale da validarsi di concerto con il Ministero del Lavoro e i sindacati. In alternativa può essere proposta la riduzione dell’orario di lavoro fino al 30%.

I costi sono in parte a carico dello Stato e in parte per il datore di lavoro. L’azienda paga un incentivo all’esodo, esentasse per le prime 9 mensilità, e il lavoratore al momento dell’uscita ha diritto a percepire la Naspi per un massimo di 2 anni.

Le novità in arrivo

Quello che si intende modificare con la legge di bilancio 2021 è l’estensione della platea delle aziende.

Non più oltre i 1.000 dipendenti, ma oltre i 500 o forse anche meno. Si sta cercando la quadra intorno a questo punto che prevede ovviamente una maggiore dotazione di risorse economiche statali da dedicare ai contratti di espansione. Si sta valutando, poi, anche il ricorso al contratto di espansione, a prescindere dai 5 anni di distanza dalla pensione. A tal fine potrebbe essere ripristinato l’assegno di ricollocazione.

A garanzia di ciò verrebbe chiesto alle aziende che faranno ricorso ai contratti di espansione l’obbligo di presentare una fideiussione bancaria (al pari di quanto attualmente avviene per l’isopensione).

Nonché il versamento mensile all’Inps della relativa provvista economica per garantire l’erogazione dell’indennizzo di accompagnamento alla pensione e la contribuzione figurativa.

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