Contratto a progetto: come cambierà con la riforma del lavoro

Una breve disamina tra l’attuale disciplina e quella che il Governo sta per varare. Le criticità di una riforma che non coglie il vero problema

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Una breve disamina tra l’attuale disciplina e quella che il Governo sta per varare. Le criticità di una riforma che non coglie il vero problema

“Precari a vita”. Questo è uno dei tanti slogan utilizzato durante le manifestazioni di giovani, che in un’epoca di crisi e problemi, sono costretti ad adattarsi alle diverse tipologie di contratti lavorativi offerti da un mercato sempre più in affanno e sopraffatto da una crisi paragonata a quella del 1929, con il crollo della borsa di Wall Street. Proprio la riforma del mercato del lavoro è uno degli obiettivi posti dal Governo tecnico che in questi giorni, nonostante il parere contrario di alcune sigle sindacali, ha sfornato la prima bozza di riforma. Dopo i tagli e i sacrifici, “è l’ora di ripartire” sembra dire il Governo “e quindi mettiamo mano ai contratti di lavoro”. Oggi la stragrande maggioranza delle persone lavora con un contratto a termine che assume diverse denominazioni, a progetto, a termine, a chiamata, ma tutte  presentano lo stesso comun denominatore: pochi diritti e poche tutele per i lavoratori.

 

Il contratto a progetto: le caratteristiche

Tra le forme contrattuali più diffuse rientra il contratto  a progetto. Anche detto contratto di collaborazione per programma, esso nasce con la Legge Biagi, il decreto legislativo n. 276/03 che prende il nome dal giuslavorista Marco Biagi, assassinato dalle Brigate Rosse. Nel contratto a progetto, il lavoratore non è un vero e proprio dipendente, ma un collaboratore autonomo, svolgente un’ attività legata alla realizzazione di un progetto, o programma di lavoro, o fasi di esso. In relazione alla durata dei contratti  a progetto, la legge Biagi non ne ha imposto una durata massima, e come tale possono averne una determinata o determinabile, in base alle peculiarità del programma del progetto.

 

Compenso e obblighi del lavoratore

In relazione al  compenso del lavoratore a progetto, questo deve essere relativo alla quantità di lavoro eseguita, tenendo conto del pagamento-orario effettuato nella regione per la stessa mansione.
Tra gli obblighi posti in capo al lavoratore a progetto si annoverano il rispetto della riservatezza dei dati di cui entra in possesso, il divieto di collaborare con altre aziende che si occupano della stessa mansione di cui già si occupa l’azienda – datore di lavoro, il divieto di diffondere, per tutta la durata dell’incarico, notizie e informazioni riservate delle quali sia venuto a conoscenza grazie al progetto affidatogli.

 

Infortuni, malattie e ferie

Non potendo qualificarsi come lavoratore dipendente, anche se effettivamente nella stragrande maggioranza dei casi il carico di lavoro e gli obblighi sono gli stessi, (questa è una delle prime devianze della forma contrattuale a progetto), il lavoratore a progetto non gode degli stessi benefici. In caso di malattia o infortunio infatti, questi non ha diritto a compenso, come se fosse un lavoratore autonomo. Per quanto riguarda la maternità vi è una sospensione della durata contrattuale per aspettativa, ma la lavoratrice non percepisce nessun introito, ma conserva comunque il posto di lavoro. Non sono previste ferie, ma un accordo tra le parti può stabilire che in un determinato periodo il collaboratore non lavorerà per il committente e quindi non sarà retribuito.

 

I  contributi

Il versamento dei contributi previdenziali è ripartito in base alle ore di lavoro effettuate, in due terzi a carico dell’azienda e un terzo a carico del collaboratore.

 

Lo scioglimento del rapporto di lavoro

In caso di dimissioni il collaboratore deve, per contratto, avvisare secondo i termini stabiliti il committente in caso di dimissioni, ma non ha diritto a nessuna liquidazione e deve continuare le sue prestazioni nel periodo antecedente alla data effettiva di fine rapporto.

I contratti a progetto possono essere rescissi dal datore di lavoro prima della scadenza per due motivi:

1    –  per giusta causa;

2   –  per altri ed eventuali causali, che il datore può richiedere di inserire nel contratto.

E’ possibile che nello stesso contratto possa essere compresa la clausola del preavviso, che una volta firmata dal collaboratore a progetto riconosce al datore di lavoro la facoltà di interrompere il contratto dopo un semplice preavviso.

 

I punti critici

Indicato a grandi linee il contratto  a progetto, ideato dalla Legge Biagi, si possono notare fin da subito i motivi per cui i datori di lavoro abusano il più delle volte di questa forma contrattuale molto usata per essere sì in regola, ma a discapito, ancora e per l’ennesima volta, dei lavoratori. Niente malattie, niente ferie, niente diritti garantiti dallo Statuto dei lavoratori e molto spesso, quasi sempre, il progetto per cui si stipula il contratto, non esiste. Un escamotage per evitare di incappare in sanzioni. Stesso discorso per le false partite Iva che celano in verità dei rapporti di lavoro continuativi. Una tipologia contrattuale che è una beffa rispetto a quello che legalmente e giuridicamente possa chiamarsi contratto di lavoro, che genera precarietà indeterminata, anche se lo scopo della sua introduzione era il contrario, ossia garantire flessibilità sì, ma fissa. Precarietà indeterminata  visto che si prevede la possibilità per lo stesso collaboratore, dopo la risoluzione del contratto, perchè il progetto è stato portato a termine (quale sarebbe il progetto è poi da verificare!), di stipulare contratti di lavoro successivi, sempre con lo stesso datore di lavoro e  aventi come oggetto un programma analogo o anche del tutto diverso. Niente limiti poi alla successione di contratti a progetto, è anche questo un motivo scatenante un uso improprio di una forma contrattuale sempre più in voga. Magari l’idea del contratto a progetto, sulla carta, poteva essere vincente, ma nei fatti si è dimostrato uno strumento elusivo che non risolve nulla, anzi produce precarietà.

 

La riforma del Governo Monti

Il Governo tecnico nella sua bozza di riforma del mercato del lavoro si sofferma, tra le altre, proprio sulla tipologia contrattuale a progetto. Si legge nella bozza trapelata in questi giorni, come “gli interventi proposti sul regime delle collaborazioni a progetto vanno nella direzione di una razionalizzazione all’istituto, al fine di evitarne utilizzi impropri in sostituzione di contratti di lavoro subordinato”. Un obiettivo, quello dell’utilizzo corretto e non improprio del contratto a progetto, che può essere perseguito prevedendo disincentivi normativi e contributivi.

 

I disincentivi normativi

Tra i disincentivi normativi all’utilizzo improprio del contratto  a progetto, il Ministro Fornero prevede in primis una definizione più stringente dello stesso “progetto”, che non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale dell’impresa committente. Si ipotizza poi l’introduzione di una presunzione relativa in merito al carattere subordinato della collaborazione quando l’attività del collaboratore a progetto sia analoga a quella svolta, nell’ambito dell’impresa committente, da lavoratori dipendenti fatte salve le prestazioni di elevata professionalità. E ancora si pensa all’eliminazione della facoltà di introdurre nel contratto clausole individuali che consentono il recesso del committente, anteriormente alla scadenza del termine e/o al completamento del progetto, rimanendo ferma però  la possibilità di recedere per giusta causa, per incapacità professionale del collaboratore che renda impossibile l’attuazione del progetto, e per cessazione dell’attività cui il progetto è inerente. La proposta del Governo è anche quella di interpretare e considerare il contratto a progetto, in cui manchi proprio il progetto specifico, come contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

I disincentivi contributivi

Sul versante contributivo, la bozza di riforma del lavoro presentata dal Ministro Fornero, prevede anche l’incremento dell’aliquota contributiva IVS degli iscritti alla Gestione separata INPS, così da proseguire il percorso di avvicinamento alle aliquote previste per il lavoro dipendente, nei termini che vengono delineati nella tabella sottostante, recepita proprio dalla bozza di riforma del lavoro.

 

Riforma del lavoro: un assaggio

Nella bozza di riforma non vengono delineati in maniera precisa i contenuti delle disposizioni che verranno introdotte. Se ne dà un assaggio, un preludio di quella che potremmo ribattezzare la riforma del lavoro dell’era Monti.

 

Il vero problema

A voler essere critici, leggendo qua e là i contenuti annunciati, l’intento sembrerebbe sì nobile, ma ancora una volta i problemi veri vengono raggirati. E’ bene riformare contratti di lavoro dove i diritti non vengono tutelati, cercare di porre un freno alla precarietà, ecc ecc, ma  il fulcro del problema è anche un altro. La disoccupazione nel nostro paese è crescente, i dati sono allarmanti, soprattutto tra i giovani, le speranze di un futuro non di ricchezza ma di benessere sono sfumate, nonostante i sacrifici fatti, sia per chi ha continuato gli studi, sia per chi si è messo subito a lavorare. E’ bene però che si prenda in considerazione un problema fondamentale. Nonostante sia una notizia poco passata dai mass media, allo stato attuale nel nostro paese si registrano numerosi casi di suicidi di imprenditori soprattutto quelli della piccola e media impresa, sopraffatti da perdite di liquidità ingenti. Se mancano i datori di lavoro, di che contratti si discute?

Che riforma può esserci se non si aiutano le piccole e medie imprese, il punto forza della nostra economia proprio a ripartire e assumere, con forme contrattuali diverse ed eque? Il cammino è arduo, ma solo  partendo dalla radice si può arrivare in alto e forse le cose possono cambiare. 

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Argomenti: Lavoro e Contratti