Conto in banca: la patrimoniale è servita

Dopo l’Imu sulle case, arriva anche la patrimoniale sui depositi bancari di fine 2021. Ecco come e quanto bisogna pagare al fisco.

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Dopo l’Imu sulle case, arriva anche la patrimoniale sui depositi bancari di fine 2021. Ecco come e quanto bisogna pagare al fisco.

Altra patrimoniale in arrivo. Chi detiene strumenti finanziari, azioni, obbligazioni, fondi, Etf, ecc. dovrà versare al fisco lo 0,2% del valore complessivo. Una mazzata che si somma all’Imu appena pagata a dicembre.

A dicembre gli italiani hanno pagato una patrimoniale doppia. Quella sulla casa (Imu), saldata il 16 dicembre scorso, e quella sui depositi in banca, che viene addebitata i primi giorni di gennaio.

E’ La così detta imposta di bollo sul deposito titoli. Una patrimoniale ricorrente, come per l’Imu, ma che fa meno notizia, che colpisce i risparmi e vale lo 0,20% del valore patrimoniale finanziario complessivo di ciascun risparmiatore.

La patrimoniale sui depositi

Per chi detenesse 100.000 euro investiti in Btp al 31 dicembre 2021, a titolo di esempio, dovrà quindi dare allo Stato 200 euro. L’imposta patrimoniale viene prelevata automaticamente dalla banca o intermediario finanziario agendo da sostituto d’imposta. Ma come funziona esattamente?

L’imposta di bollo sul deposito titoli, Introdotta nel 2012 col decreto “Salva Italia” colpisce tutti gli strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, fondi comuni, certificati di deposito, ETF, ecc.) custoditi dagli intermediari finanziari per conto dei loro clienti.

La patrimoniale sui depositi si paga annualmente fotografando le consistenze sul dossier titoli al 31 dicembre di ogni anno, ma molte banche la ripartiscono trimestralmente.

Quanto e come si paga?

L’imposta di bollo sul depositi titoli, come detto, vale oggi lo 0,20% del valore totale degli strumenti finanziari posseduti. Ma inizialmente era stata introdotta dal governo Monti con una percentuale allo 0,10%, poi aumentata col tempo fino all’attuale aliquota.

Il calcolo è fatto sommando i valori degli strumenti finanziari detenuti dal risparmiatore alla data del 31 dicembre di ogni anno per cui fa fede l’estratto conto depositi titoli redatto e inviato al risparmiatore come base imponibile su cui applicare l’imposta.

Tale imposta è quindi pagata sulla scorta dell’invio della comunicazione che per molti intermediari finanziari avviene con cadenza trimestrale o semestrale. Per cui l’imposta dello 0,20% annuo è frazionata proporzionalmente in base ai valori finanziari detenuti nel momento in cui la banca o l’intermediario comunicano l’estratto conto depositi titoli. Alcune banche restano, però, ancora ferme all’invio dell’estratto conto una volta all’anno.

“L’estratto conto o il rendiconto si considerano in ogni caso inviati almeno una volta nel corso dell’anno anche quando non sussiste un obbligo di invio o di redazione. Se gli estratti conto sono inviati periodicamente nel corso dell’anno, l’imposta di bollo dovuta è rapportata al periodo rendicontato.

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