Consulta, 1.000 miliardi di evasione: rivedere aggio riscossione

La Corte Costituzionale invita il legislatore a riformare il sistema della riscossione. In 20 anni, sottratti all’erario 1.000 miliardi di euro.

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Rivedere l’aggio sulla riscossione delle entrate pubbliche. E’ questo il messaggio che la Corte Costituzionale manda al legislatore alla vigilia della importante riforma fiscale che il Parlamento si appresta a varare entro l’anno.

L’Italia ha un arretrato ventennale di tributi e tasse non riscosse pari a circa 1.000 miliardi. Una cifra che da sola vale il 38% dell’intero debito pubblico attuale. Soldi che difficilmente potranno essere incassati mediante riscossione e che rendono l’idea della dimensione dell’evasione fiscale.

1.000 miliardi di mancate entrate

L’evasione fiscale accumulata, in questo senso, rappresenta una anomalia unica nel panorama internazionale e incide sulla funzione della riscossione. Ne deriva il paradosso di addossare su una limitata platea di contribuenti, individuati in ragione della loro solvenza, il peso di una solidarietà contributiva che non è né proporzionata né ragionevole.

La Corte Costituzionale è quindi intervenuta sul punto con la sentenza numero 210 del 10 giugno 2021 in risposta alle questioni di legittimità sollevate dalla Commissione tributaria provinciale di Venezia sulle remunerazioni dell’agente della riscossione mediante aggio.

Cosa dice la Consulta

Più precisamente, si legge nelle motivazioni dei supremi giudici, che il legislatore è tenuto a valutare se l’istituto dell’aggio mantenga ancora

una sua ragion d’essere – posto che rischia di far ricadere su alcuni contribuenti, in modo non proporzionato, i costi complessivi di un’attività ormai svolta quasi interamente dalla stessa amministrazione finanziaria e non più da concessionari privati – o non sia piuttosto divenuto anacronistico e costituisca una delle cause di inefficienza del sistema“.

Nello specifico, la Consulta dichiara inammissibile la questione sollevata dalla Commissione Tributaria locale, ma ritiene opportuno inviare un messaggio al legislatore per un urgente intervento di riforma sull’aggio.

La grave situazione di inefficienza della riscossione incide negativamente su una fase essenziale della dinamica del prelievo delle entrate pubbliche. Il che non si riflette solo sulla ragionevolezza e proporzionalità dell’aggio. Ma causa una grave compromissione, in particolare, del dovere di pagare le tasse. Fatto, in sé, preordinato al finanziamento del sistema dei diritti costituzionali.

Riscossione poco efficace

Si legge ancora nelle motivazioni espresse dai giudici che i meccanismi legislativi della riscossione coattiva nel nostro Paese non funzionano. L’inadeguatezza del sistema di riscossione concorre a impedire allo Stato di rimuovere gli ostacoli di cui all’articolo 3, secondo comma, della Costituzione. Perché un’adeguata riscossione

è essenziale non solo per la tutela dei diritti sociali, ma anche di gran parte di quelli civili, data l’ingente quantità di risorse necessaria al funzionamento degli apparati sia della tutela giurisdizionale sia della pubblica sicurezza, entrambi indispensabili per la garanzia di tali diritti“.

Anche una tassa di importo ridotto, come quelle derivanti da imposte locali, concretizza l’inderogabile dovere di solidarietà previsto dall’articolo 2 della Costituzione.

In quanto tale deve essere considerato dall’ordinamento, pena non solo la perdita di rilevanti quote di gettito, ma altresì il determinarsi di disorientamento e amarezza per coloro che tempestivamente adempiono e ulteriore spinta a sottrarsi al pagamento spontaneo per molti altri.

La riforma del fisco

Serve quindi una riforma della riscossione. Una riforma che sia diretta, da un lato, a superare i profili di irragionevolezza della censurata disciplina dell’aggio. E, dall’altro, a garantire adeguate risorse e soluzioni per l’efficiente funzionamento della riscossione coattiva

Deve essere il legislatore a tenere conto di queste necessità. Secondo un ventaglio di possibilità che varia, dalla fiscalizzazione degli oneri della riscossione (come avvenuto nei principali Paesi europei) a soluzioni anche miste. Soluzioni che prevedano criteri e limiti adeguati per la determinazione di un “aggio” proporzionato.

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