Confprofessioni: bene la sospensione degli adempimenti per il professionista che si ammala di Covid, ma non è abbastanza

Il diritto alla sospensione degli adempimenti fiscali va garantito in tutti i casi in cui i professionisti siano colpiti da malattie gravi, non soltanto in caso di covid.

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Il diritto alla sospensione degli adempimenti fiscali va garantito in tutti i casi in cui i professionisti siano colpiti da malattie gravi, non soltanto in caso di covid.

L’emendamento al decreto sostegni che precede la sospensione della decorrenza dei termini relativi agli adempimenti fiscali in capo al libero professionista che contrae il Covid-19 è stato molto apprezzato da Confprofessioni.

“La salute è diritto universale, riconosciuto dalla Costituzione, e finalmente si applica anche ai liberi professionisti”.

Queste le parole del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, in una nota pubblicata in questi giorni.

Emendamento al Decreto Ristori per la sospensione  delle scadenze fiscali

Grazie a questo emendamento, le scadenze vengono sospese a partire dal giorno del ricovero o dall’inizio della quarantena, fino a trenta giorni decorrenti dalla data di dimissione dalla struttura sanitaria o conclusione della quarantena.

Gli adempimenti sospesi dovranno poi essere eseguiti dal professionista entro i sette giorni successivi a quello di scadenza del termine del periodo di sospensione.

Si chiede la sospensione degli adempimenti anche in caso di altre malattie

La sospensione della decorrenza dei termini relativi ad adempimenti a carico del libero professionista in caso di malattia o di infortunio, spiega Stella, rappresenta una forma di garanzia nei confronti del fisco e della pubblica amministrazione.

Ad ogni modo, continua il presidente di confprofessioni, non è ancora abbastanza, Tale diritto, infatti, dovrebbe essere garantito in tutti i casi in cui i professionisti siano colpiti da malattie gravi, non soltanto in caso di covid.

Sebbene, dunque, la politica stia andando verso la giusta direzione, “non è più tollerabile che al professionista sia negato ciò che ad altre categorie di lavoratori, pubblici e privati, viene giustamente riconosciuto. Il diritto alla salute va garantito a tutti, a prescindere dalle modalità con cui svolgono l’attività lavorativa”.

 

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