Col centro destra al governo, il reddito di cittadinanza ha i giorni contati

La vittoria di FdI alle elezioni politiche cambierà presto i connotati al reddito di cittadinanza. Ma ad abolirlo non sarà la Meloni.

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Se Giorgia Meloni ha vinto è anche per via del reddito di cittadinanza. Il sussidio pubblico tanto voluto dal M5S non è affatto andato giù alla maggioranza degli italiani. Un voto di scambio, come quello sulle baby pensioni degli anni 70.

Allora ne conseguirono danni enormi per le finanze pubbliche, ma non c’era il debito pubblico di oggi. Il reddito di cittadinanza, costato finora più di 20 miliardi, ha invece dato il colpo di grazia alle casse dello Stato.

Reddito di cittadinanza con le ore contate

Ciò premesso, al di là della marginale utilità del reddito di cittadinanza a livello generale, dal risultato elettorale è emerso un quadro evidente che spacca l’Italia in due. Da una parte il mondo imprenditoriale e la gente che lavora, dall’altra una fetta di popolazione che tende ad approfittare dei sussidi pubblici.

A uscirne sconfitto in questi ultimi anni è lo Stato, rimasto imbrigliato dai diktat di un movimento politico che ha affossato i conti degli italiani.

Soprattutto in un momento di emergenza economica come quella attuale. Cosa succederà adesso?

Difficile che la Meloni riesca di punto in bianco a cancellare il reddito di cittadinanza. Più probabile che saranno introdotte delle modifiche per lasciarlo a chi ne ha realmente bisogno, alle persone più fragili e che non possono lavorare.

Abolizione per referendum

Più probabile, invece, che il reddito di cittadinanza sia cancellato il prossimo anno per referendum. Le firme necessarie per chiedere agli italiani l’abolizione sono state raccolte e ora si attende il pronunciamento della Corte di Cassazione per l’ammissibilità.

Promotore dell’iniziativa è Matteo Renzi, leader di Italia Viva. L’ex premier ha fatto notare come il M5S sia riuscito a cambiare i connotati dell’articolo n.

1 della Costituzione trasformando l’Italia da Paese democratico fondato sul lavoro a Paese fondato sull’assistenzialismo.

Se il quesito fosse approvato dai supremi giudici, la parola passerà agli elettori che si esprimeranno il prossimo anno tramite referendum a favore o meno del reddito di cittadinanza. Non sarà quindi il nuovo governo a toglierlo e nemmeno potrebbe, ma il popolo chiamato ad esprimersi liberamente su una norma che tanto ha fatto discutere anche per via dell’alto numero di frodi.

Al momento, le esigenze di bilancio dello Stato impongono enormi sacrifici dal 2023 e un ridimensionamento dei finanziamenti al reddito di cittadinanza è quasi scontato. Per la Meloni si potrebbero usare questi soldi per finanziare la riforma pensioni che appare un tema più urgente per evitare il ritorno integrale alla Fornero. Si vedrà

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