Commercio: continua la crisi dei negozi vicinato, 1 su 4 è in perdita

Un commerciante su quattro lavora in perdita, la crisi dei negozi vicinato italiani non accenna a diminuire. Tasse e costi gravano sui piccoli esercenti.

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Un commerciante su quattro lavora in perdita, la crisi dei negozi vicinato italiani non accenna a diminuire. Tasse e costi gravano  sui piccoli esercenti.

La crisi dei negozi morde ancora. Mentre, in generale, le piccole imprese sembrano riprendere fiato, circa un esercizio commerciale di vicinato su quattro prevede di chiudere l’anno con un bilancio negativo. E due attività su dieci valutano anche la riduzione della forza lavoro.

I dati di Confesercenti

È quanto emerge da un sondaggio condotto su un campione di piccole imprese da Swg per Confesercenti, che sottolinea il peggioramento della situazione del commercio, in controtendenza con l’andamento medio degli altri settori.

Solo il 18% degli imprenditori del commercio, ritiene di chiudere l’anno con un bilancio positivo. Una media decisamente inferiore a quella delle altre imprese (34%) e anche alla quota di commercianti che indica una chiusura d’anno negativa: sono il 24%, sei punti percentuali in più della media delle piccole imprese. A pesare una crescente sfiducia: un commerciante su due (48%) ritiene di avere, rispetto allo scorso anno, meno certezze, l’11% in più delle altre imprese.

Solo 1 negozio su 10 va bene

Solo il 10% dei negozianti si sente invece più sicuro. A spaventare il commercio indipendente è in primo luogo il rallentamento percepito della domanda dei consumatori, segnalata da un’impresa su tre (32%) come principale fattore di preoccupazione: la frenata della spesa fa addirittura più paura del fisco, indicato ‘soltanto’ dal 28% delle imprese, accompagnata però da un 22% che teme l’arrivo degli aumenti Iva. Non desta preoccupazione, invece, l’instabilità del governo o le incombenze introdotte con lo scontrino elettronico chiamata in causa dal 6%, fattore ritenuto più rilevante dalla media delle piccole imprese (15%).

Ripercussioni su lavoro e investimenti

Lo stato di difficoltà delle imprese potrebbe avere ripercussioni anche su lavoro e investimenti. Il 20% dei commercianti intervistati prevede di ridurre i dipendenti da qui alla fine del 2019, mentre solo il 5% prevede di assumerne di nuovi. Uno su due (il 51%), rinuncerà invece investimenti, a cui si aggiunge un ulteriore 35% che vorrebbe investire, ma non ha le risorse proprie né il credito bancario di supporto. Anche in questo, un valore superiore alla media delle piccole imprese degli altri settori (22%).

Scongiurare l’aumento IVA non pasta

Il commercio di vicinato è ancora in uno stato di difficoltà, e scongiurare l’Iva non basta”, commenta Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti aggiungendo che “i negozi sono le luci delle nostre città: non possiamo lasciare che si spengano. Lo ribadiremo anche oggi nell’incontro con il ministro Salvini: è necessaria un’azione organica, ad ampio spettro, per restituire capacità di spesa alle famiglie e per accompagnare la rete commerciale nella transizione al digitale, creando le condizioni per una leale competizione con il canale Web. Servono e formazione continua per gli imprenditori, sostegno agli investimenti innovativi ed un riequilibrio fiscale per una concorrenza alla pari tra offline e online“.

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