Commercialisti: fondi insufficienti per una vera riforma fiscale

Le risorse per la riforma fiscale, rinviata al 2022, appaiono decisamente inconsistenti. È questo il monito dei commercialisti nel corso dell’audizione sulla Manovra presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato.

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Le risorse per la riforma fiscale, rinviata al 2022, appaiono decisamente inconsistenti.

Questo, in breve, è quanto affermato dl Consigliere nazionale dei commercialisti delegato alla fiscalità, Maurizio Postal, nel corso dell’audizione sulla Manovra svoltasi presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato.

Se alle risorse stanziate si tolgono i 5,5 miliardi destinati alla riforma dell’assegno universale alla famiglia, per l’anno 2020 e 2023 rimangono rispettivamente 2,5 miliardi di euro e 1,5 miliardi di euro.

A detta dei commercialisti: “uno stanziamento inconsistente rispetto ad un obiettivo di riforma dell’intero sistema fiscale”.

Fondi insufficienti per una riforma fiscale organica

Per capire la sostanziale inconsistenza delle risorse stanziare, basti pensare che la relazione tecnica al disegno di legge di bilancio quantifica 3 miliardi di euro solo per mettere a regime la cosiddetta “detrazione aggiuntiva di lavoro dipendente”: una detrazione da 1.200 euro in corrispondenza di 28.000 euro di reddito imponibile, fino al suo azzeramento corrispondenza di 40.000 euro di reddito imponibile.

Con 1,5 miliardi di euro a regime:

“si riuscirebbe a coprire solo metà di questa singola misura, figuriamoci impostare una riforma generale del sistema fiscale, o anche solo dell’IRPEF, finalizzata alla riduzione della pressione fiscale”.

Inoltre, spiega Postal, è sbagliata la scelta di non includere in questa agevolazione i titolari di redditi da lavoro autonomo.

Una “riforma del sistema fiscale”, inoltre, non dovrebbe concentrarsi soltanto sulla “riduzione della pressione fiscale”, ma anche sulla semplificazione del sistema stesso.

I commercialisti, infine, suggeriscono di utilizzare le ridottissime risorse accantonate per potenziare la disciplina della flat tax delle partite IVA individuali. Dando la possibilità di avvalersene anche in caso di esercizio dell’attività in forma associata.

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