Commercialisti: 460 mila piccole imprese italiane a rischio chiusura a causa del Coronavirus

La pandemia globale del coronavirus e le relative politiche di contenimento adottate dal nostro Paese, potrebbero far sparire un popolo di piccoli imprenditori.

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La pandemia globale del coronavirus e le relative politiche di contenimento adottate dal nostro Paese, potrebbero far sparire un popolo di piccoli imprenditori.

Sono 460 mila le piccole imprese italiane, con meno di 10 addetti e sotto i 500mila euro di fatturato, a rischio chiusura a causa del coronavirus.

È quanto emerge dal “2° Barometro Censis-Commercialisti sull’andamento dell’economia italiana”, realizzato dal Censis in collaborazione con il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili attraverso la ricognizione delle valutazioni di un ampio campione di 4.600 commercialisti italiani.

Convegno Censis-commercialisti

Dal convegno è emerso uno scenario a dir poco impietoso.

La pandemia globale del coronavirus e le relative politiche di contenimento adottate dal nostro Paese, potrebbero far sparire un popolo di piccoli imprenditori.

Promossi, ma solo in parte, gli strumenti di sussidio per i diversi beneficiari. Bocciata l’effettiva applicazione delle misure e la lentezza nell’erogazione degli stessi.

Per i commercialisti occorre snellire gli adempimenti burocratici e i passaggi formali per rendere gli interventi più efficaci e tempestivi.

L’intervento del presidente Miani

Il presidente nazionale dei commercialisti, Massimo Miani, ha manifestato fiducia e ottimismo sulla ripartenza dell’Italia dopo l’emergenza sanitaria.

Miani, si legge su Pess-magazine.it (testata ufficiale del consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili), ha anche formulato una possibile ricetta per uscire dall’impasse burocratico:

“le libere professioni del sistema ordinistico possono dare il proprio contributo in un grave momento di emergenza per il Paese, attraverso l’attribuzione di funzioni sussidiarie, prevista dal Jobs Act del lavoro autonomo. La PA può infatti alleggerirsi di determinate funzioni per attribuirle a questo comparto”.

“C’è stato un periodo in cui si è parlato di disintermediazione e della necessità di ridurre il confronto con le categorie produttive e il mondo economico del Paese per giungere a una decisione il più rapida possibile, ma questo non ha funzionato.

Oggi è necessario un dialogo più ampio. Mettere da parte l’idea di tutelare solo i propri interessi e fare interventi di sistema per il Paese. Quello che i commercialisti, che sono tra coloro che hanno pagato il costo della crisi, stanno facendo in questo momento”.

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