Come potrebbe cambiare la pensione delle donne nel 2022 con la riforma: quali penalizzazioni

Quota 100 e opzione donna sono le opzioni oggetto di riforma per la pensione delle donne nel 2022. Cosa aspettarsi dal prossimo anno.

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Quota 100 e opzione donna sono le opzioni oggetto di riforma per la pensione delle donne nel 2022. Cosa aspettarsi dal prossimo anno.

Parlando di pensione delle donne nel 2022 non si può fare a meno di considerare le soluzioni di anticipo previste da opzione donna e quota 100.  La prima andrà a scadenza naturale a fine anno, mentre la seconda sarà quasi sicuramente prorogata, ma a condizioni diverse.

Se fino a pochi giorni fa si parlava di un proseguimento della possibilità per le lavoratrici di uscire dal lavoro a 58 anni anche nel 2022, oggi le prospettive sembrano essere cambiate. Le esigenze di bilancio impongo restrizioni.

Pensione delle donne nel 2022, come sarà?

Lo dice l’Europa, lo dice il Fmi, lo dice l’Ocse, lo dicono un po’ tutti e il governo non potrà far altro che prenderne atto, aggiustando laddove possibile la spesa pubblica ed evitando lo scalone di cinque anni previsto dalle regole della Fornero.

A oggi, quota 100 (in pensione a 62 anni con 38 di contributi) non sarà rinnovata, ma anche opzione donna così com’è non va bene. L’Ocse ha appena suggerito all’Italia che andrebbe lasciata scadere perché nel lungo periodo peserà sui conti dello Stato.

La pensione delle donne nel 2022 a 58 anni di età (59 per le autonome) e 35 di contributi, costa troppo. Nonostante la pensiona sia liquidata interamente col sistema di calcolo contributivo anche per i versamenti ante 1996, le proiezioni di spesa restano elevate.

Anche perché la longevità delle donne è mediamente superiore a quella degli uomini. Pertanto quello che lo Stato risparmia sull’assegno di pensione poi se lo rimangia pagando per più tempo le rendite.

Proroga opzione donna con penalizzazione

Sarà necessario, quindi, mettere le mani sull’età anagrafica. Un innalzamento di un anno, forse due, darebbe un po’ di ossigeno ai conti pubblici.

Tranquillizzando al contempo gli osservatori internazionali che tengono costantemente di mira le politiche sociali italiane.

La soluzione potrebbe quindi consistere in un allungamento dell’età pensionabile a 59-60 anni per le lavoratrici dipendenti (60-61 per le autonome) mantenendo fermo il requisito contributivo a 35 anni.

In questo modo il gap sull’età del pensionamento anticipato fra uomini e donne si ridurrebbe e, allo stesso tempo, la penalizzazione sul calcolo dell’assegno sarebbe inferiore. Questo perché la liquidazione dell’assegno pensionistico avverrebbe con un peso più basso per la parte retributiva rispetto a quella contributiva.

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