Vittima di mobbing sul lavoro? Come dimostrarlo. La valutazione medica

Vittime di mobbing: ecco su quali elementi si basa la valutazione del medico e dello psicologo per provare i danni subiti. Prima delle dimissioni pensate a questa possibilità.

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Vittima di mobbing sul lavoro

Subire mobbing sul lavoro purtroppo non è raro: il bullismo sul posto di lavoro da parte di colleghi è talmente infimo alle volte che è difficile riconoscerlo, altre volte è talmente palese che va solamente dimostrato. Ma come? Quando si può parlare propriamente di mobbing sul lavoro? E’ intuitivo che non basta una discussione tra colleghi: la dinamica è ben più complessa.

La valutazione medico-psicologica

Molti di voi sono in ferie mentre leggono questo articolo e l’idea di tornare a lavoro magari non entusiasma ma per alcuni questo momento viene vissuto come un vero e proprio incubo. Chi subisce mobbing è costretto tutti i giorni a lavorare in un ambiente malsano per la propria salute fisica e soprattutto psicologica: le varianti comportamentali attraverso cui si concretizza possono essere di tipo diverso. La legge tutela i lavoratori dando la possibilità di difendersi e far valere i propri diritti. Ma come? A quale specialista rivolgersi per una diagnosi medica?

La valutazione medico-legale serve a constatare l’entità del danno: in particolare è opportuno comprovare il nesso causa effetto tra il tipo di vessazione subita e il danno riportato, ovvero tra i comportamenti dei colleghi e gli effetti sulla salute. Chi può accertare che si configuri mobbing tra colleghi?

L’analisi è multidisciplinare e richiede l’intervento di diverse figure professionali:

  • il medico del lavoro;
  • lo specialista psichiatra;
  • il medico legale.

Mobbing sul lavoro punibile penalmente come stalking

La sentenza n. 31273 del 09.11.2020 della Cassazione afferma che le condotte di mobbing hanno rilevanza penale ed integrano il reato di stalking, quando questi eventi possono essere ricondotti all’art. 612 bis del c.p. che afferma come “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

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