Isee alto? Come abbassarlo legalmente per non perdere i bonus vincolati

Isee alto, come abbassarlo legalmente? Modifiche e interventi che consentono di cambiare la situazione economica corrente.

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Esistono delle procedure – legali – che permettono al contribuente di abbassare un Isee alto (in presenza di determinate condizioni). Si tratta di soluzioni utili soprattutto nel caso in cui l’Indicatore della situazione economica familiare preclude l’accesso a determinati bonus. Piccole correzioni e/o accorgimenti possono di fatto modificare tale condizione, permettendo al contribuente o al componente del nucleo familiare di ottenere agevolazioni o sconti altrimenti preclusi.

Cos’è e come funziona l’Isee

L’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (Isee) è un indicatore che serve a valutare e confrontare la situazione economica delle famiglie. I contribuenti possono ottenerlo rivolgendosi direttamente all’Inps, dopo aver richiesto e presentato la DSU (ovvero la Dichiarazione Sostitutiva Unica) che, insieme all’Isee, è utilizzata dagli utenti che fanno richiesta di prestazioni sociali agevolate, ovvero di tutte le prestazioni o servizi sociali o assistenziali la cui erogazione dipende dalla situazione economica del nucleo familiare del richiedente, ossia basata sulla cosiddetta prova dei mezzi.

Accedendo al sito dell’Inps è possibile presentare la DSU in modalità non precompilata o precompilata. Quest’ultima contiene contiene i dati anagrafici, reddituali e patrimoniali necessari a descrivere la situazione economica di un nucleo familiare e che ha validità dal momento della presentazione e fino al 31 dicembre successivo. In alternativa è possibile rivolgersi ai Centri di assistenza fiscale (Caf) che prestano assistenza all’utente a titolo gratuito.

L’Inps inoltre da diversi anni ha messo a disposizione dei cittadini un servizio per simulare il calcolo del proprio Isee, che consente di comprendere la situazione economica del nucleo familiare per valutare in anticipo il potenziale possesso dei requisiti economici di accesso alle prestazioni sociali agevolate.

Il contribuente interessato a richiedere l’Isee (o un bonus per cui è richiesta presentazione) può conoscere quindi anticipatamente qual è la sua situazione economica familiare.

Allo stesso tempo, se l’accesso ad una agevolazione è subordinato al non superamento di un determinato limite reddituale, saprà anticipatamente se il proprio Isee rientra tra quelli ammessi o esclusi. Che fare, allora, se si ha un Isee alto? È possibile abbassarlo legalmente?

Come abbassare legalmente l’Isee alto

Prima di esporre i modi in cui è possibile abbassare legalmente un Isee alto, bisogna fare una precisazione. Non si tratta di scorciatoie o di soluzioni a portata di mano di tutti. I valori che vanno ad influire sul calcolo Isee infatti possono essere modificati, ma solo se rivelano o segnalano una situazione effettivamente corrispondente alla realtà. Sarebbe più corretto dire, infatti, che si tratta di correzioni e accorgimenti, non tanto di procedimenti avviabili indistintamente da tutti i contribuenti.

Di fatto, essendo l’Isee una fotografia della situazione economica familiare, sono due i campi in cui si potrà agire per modificarlo:

  • reddito proprio;
  • reddito familiare.

Se esistono situazioni o condizioni che possono modificare l’importo del reddito proprio o della propria famiglia, infatti, è opportuno e consigliato tenerne conto. Vediamo, concretamente, quando e come questo può accade.

1. Modifica e aggiornamento della composizione del nucleo familiare

Nel calcolo dell’Isee si tiene conto della composizione del nucleo familiare. Salvo alcune eccezioni, il nucleo familiare del dichiarante è costituito dai soggetti componenti la famiglia anagrafica alla data di presentazione della DSU. La situazione economica e patrimoniale di un nucleo, quindi, terrà conto di redditi e rendite attribuibili a:

  • dichiarante;
  • coniuge;
  • figli minorenni;
  • figli maggiorenni non conviventi ma a carico ai fini Irpef e di età non superiore ai 26 anni;
  • figlio maggiorenne convivente;
  • altre persone/familiari a carico;

Ovviamente, la somma dei redditi di due o più persone è probabile che sia maggiore rispetto al reddito complessivo in capo ad un singolo soggetto. Per questo motivo, l’Isee si può abbassare aggiornando la composizione del proprio nucleo familiare.

In questo caso un soggetto non viene più considerato membro della famiglia quando il proprio reddito o patrimonio non incide più sugli altri componenti. “L’uscita” dal nucleo familiare, però, è rilevante ai fini Isee solo se coincide con il cambio di residenza.

In sostanza, la modifica della composizione del nucleo familiare, che permette di abbassare l’Isee, può avvenire solo in due casi:

  • uno dei membri della famiglia cambia residenza e si trasferisce altrove;
  • uno dei familiari o soggetti a carico del richiedente produce un reddito tale da essere considerato un contribuente a parte.

Nel caso dei figli-lavoratori, per esempio, questi non sono considerati più a carico se hanno meno 24 anni ma producono un reddito superiore a 4 mila euro all’anno o se hanno più di 24 anni e un reddito annuale superiore a 2.840,51 euro.

2. Conto corrente cointestato

Nel calcolo dell’Isee si tiene conto non solo dei soggetti che compongono il nucleo familiare, ma anche della giacenza media annua dei conti corrente intestati al richiedente. Se un soggetto ha un conto in banca o alle Poste e dei risparmi da parte, quindi, questi influenzeranno – al rialzo – il valore Isee complessivo.

Ai fini del calcolo Isee, per i c/c, viene assunto il valore del saldo contabile “attivo”, cioè di un conto esistente – al lordo degli interessi – alla data del 31 dicembre dell’anno precedente a quello di presentazione della DSU. Se la giacenza media riferita al medesimo anno è superiore al saldo contabile si terrà conto di questa, he va comunque indicata anche se il conto è stato chiuso in una data antecedente al 31-12.

Cointestare il proprio conto corrente ad un’altra persona permette di fatto di abbassare il proprio indicatore economico, questo perchè ai fini Isee si terrà conto del 50% di quella giacenza. Attenzione però, perché si tratta di un’operazione valida e con effetti sull’Isee solo se il contestatario non è un familiare e se allo stesso viene donata la metà del valore del saldo. L’alternativa è quella di fare un assegno circolare da intestare ad una persona che non faccia parte del proprio nucleo familiare, e in questo caso la somma può coincidere con l’intero ammontare del c/c.

Di fatto, il contribuente può svuotare o chiudere il proprio conto bancario o postale, che non influirà più sul proprio Isee.

3. Trasferimento proprietà immobili

Proprio come i risparmi o i soldi in banca, anche le proprietà immobiliari intestate contribuiscono a far aumentare il proprio Isee. Trattandosi di una fotografia della situazione reddituale e patrimoniale di un determinato soggetto, è ovvio che case, appartamenti o qualsiasi altra struttura di proprietà – che potenzialmente potrebbe generare delle entrate – è rilevante ai fini Isee.

Trasferire la proprietà di uno o più immobili ad un’altra persona, dunque, determina un abbassamento dell’indicatore economico. Il contribuente, per esempio, può scegliere di intestare la proprietà di una casa ad un figlio o un parente. Qualora opti per questa soluzione, per ovvi motivi, è molto importante che il familiare beneficiario sia formalmente e di fatto non più a suo carico, altrimenti nel calcolo finale quella proprietà andrà comunque ad incidere sull’Isee.

Un’altra alternativa al passaggio di proprietà, inoltre, potrebbe essere quella di concedere l’usufrutto del bene, conservando la nuda proprietà (cui valore non verrà calcolato ai fini Isee). L’usufrutto è un diritto reale di godimento, che consiste nel diritto riconosciuto ad un soggetto (usufruttuario) di godere e di utilizzare un bene uti dominus (utilizzandolo per il proprio vantaggio, potendo percepirne anche i frutti), limitato solamente dal non poterne trasferire la proprietà principale e al rispetto della destinazione economica impressavi dal proprietario.

4. Isee corrente

Può verificarsi il caso in cui il valore dell’Isee presentato per ottenere un determinato bonus non coincida più con la situazione economia attuale della famiglia. Se a cambiare sono state delle situazioni che, di fatto, possono far diminuire l’Isee, il contribuente ha la facoltà di richiedere l’aggiornamento.

La legge n. 128 del 2 novembre 2019, infatti, ha previsto la possibilità di aggiornare i redditi e i patrimoni presenti nella DSU prendendo a riferimento redditi e patrimoni dell’anno precedente, qualora convenga al nucleo familiare, mediante modalità estensive dell’Isee corrente.

In attuazione della norma, il decreto interministeriale 5 luglio 2021 ha disciplinato la possibilità di aggiornare all’anno precedente il patrimonio riportato nella DSU ordinaria, che invece fa riferimento al secondo anno precedente. Nello specifico:

  • dal 1° gennaio al 31 marzo di ciascun anno resta ferma la possibilità di aggiornare ai fini dell’Isee corrente unicamente i redditi e non anche i patrimoni;
  • dal 1° aprile di ciascun anno sarà invece possibile aggiornare solo i patrimoni, solo i redditi o contestualmente i patrimoni e i redditi.

Ai fini della successiva richiesta dell’erogazione delle prestazioni, l’Isee corrente, aggiornato nella sola componente patrimoniale o in entrambe le componenti (patrimoniale e reddituale), ha validità fino al 31 dicembre dell’anno di presentazione del modulo sostitutivo della DSU. In caso di variazione della sola componente reddituale, invece, resta ferma l’attuale data di scadenza di quello corrente, stabilita in sei mesi dalla data di presentazione del modulo sostitutivo della DSU, salvo intervengano variazioni nella situazione occupazionale o nella fruizione dei trattamenti (in questo caso deve essere aggiornato entro due mesi dalla variazione).

5. Correzione Isee precompilato

Da diversi anni ormai l’Inps ha messo a disposizione dei contribuenti la possibilità di richiedere DSU e Isee in modalità precompilata. In pratica, con il servizio online precompilato è possibile inviare telematicamente la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) e ottenere l’attestazione Isee precompilata.

I dati contenenti in questi prospetti, ovviamente, andranno a generare il valore finale di cui si terrà conto – ai fini previdenziali – tutte le volte che verranno richiesti bonus e agevolazioni. Il servizio online, che agevola e semplifica la compilazione della DSU, genera però l’Isee sulla base di dati precompilati, ricavati dalla condivisione delle informazioni fornite da Agenzia delle Entrate e INPS. Può capitare, come nel caso dell’Isee corrente, che alcune informazioni non coincidano con la situazione economica attuale del soggetto o della famiglia. Anche questa volta, però, al richiedente è concesso procedere con variazione. Accedendo al servizio online, infatti, i prospetti riportati (patrimoni immobiliari, redditi dichiarati, trattamenti erogati dall’Inps etc.) possono essere verificati e confermati oppure modificati.

Isee con omissioni o difformità: quali i rischi

In merito ai dati autodichiarati e/o precompilati relativi al patrimonio mobiliare posseduto, dal 1° gennaio 2020 l’Inps effettua un controllo automatico sulla base dei dati contenuti nell’archivio dei rapporti gestito dall’Agenzia delle Entrate. Il controllo è finalizzato a riscontrare se vi sia corrispondenza tra quanto indicato nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) e quanto risulta nell’archivio stesso. Viene controllato, in particolare, se risultano omissioni o difformità relative al valore del patrimonio mobiliare complessivo del nucleo familiare. Eventuali omissioni o difformità vengono poi riportate nelle annotazioni dell’attestazione Isee.

Gli utenti interessati, pertanto, potranno presentare una nuova DSU al fine di ottenere un’attestazione ISEE senza difformità. Qualora, nonostante l’applicazione dei criteri di neutralizzazione, risultassero omissioni o difformità, gli utenti dovranno presentare domanda per la prestazione avvalendosi della stessa attestazione ISEE recante le omissioni o difformità, documentando la correttezza dei dati autodichiarati.

 

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