Coltivazione piante di cannabis: è reato oppure no?

Coltivare piantine di cannabis è reato in base al tipo di pianta coltivata, a dirlo è la Corte di appello di Roma.

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Coltivare piantine di cannabis è reato in base al tipo di pianta coltivata, a dirlo è la Corte di appello di Roma.

In quest’articolo cerchiamo di capire quando e se è reato coltivare piantine di cannabis, problema di cui si è spesso occupata la legge.

 Quando è reato

La giurisprudenza si era espressa in merito sostenendo che coltivare piantine di cannabis è reato in base al tipo di pianta coltivata, ossia sussiste il reato se il numero di piante coltivate è ingente e determina il pericolo pubblico. Coltivare una sola pianta non è reato. Secondo una recente sentenza della Corte di appello di Roma, invece, non è il numero di piantine coltivate a determinare il reato di coltivazione non autorizzata di piante, piuttosto il tipo di pianta e il processo di sviluppo con le modalità usate per arrivare alla formazione e creare lo stupefacente.

Nel dettaglio, il reato scatta anche se non si termina il processo di maturazione dei semi. Anche la Corte di Cassazione ha stabilito, con la sentenza numero 10169/2016, che per far scattare il reato della coltivazione non autorizzata di piante, l’offensività della condotta non è estromessa dalla mancata realizzazione del processo di maturazione dei vegetali. Si torna, quindi, al fatto che per determinare il reato contano anche il tipo botanico di pianta, la conformità e l’attitudine per i modi di coltivazione, anche se non si arriva al completo ciclo di maturazione. Per la Corte Costituzionale, infine, il reato di coltivazione delle piantine di cannabis avviene anche qualora un soggetto ne faccia uso personale.

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