Colpi di scena su pensioni e reddito di cittadinanza, cosa potrebbe (ancora) cambiare

Pensioni e reddito di cittadinanza al centro di importanti discussioni parlamentari. Cosa cambierà dal prossimo anno.

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Pensioni e reddito di cittadinanza al centro di importanti discussioni parlamentari. Cosa cambierà dal prossimo anno.

Pensioni e reddito di cittadinanza diventano i temi caldi di questo fine 2021. La scadenza di quota 100 impone aggiustamenti sugli anticipi pensionistici per i prossimi anni, onde evitare lo scalone con la Fornero.

Sul reddito di cittadinanza, invece, si cerca di in tutti i modi di limitarne gli abusi alla luce degli innumerevoli scandali balzati agli onori della cronaca quotidiana. Il Rdc sarà rifinanziato nel 2022, ma con importanti novità.

Pensioni e quota 102, non è detta l’ultima parola

Nel 2022 cambierà quindi il reddito di cittadinanza, ma anche le pensioni. Il governo ha proposto al Parlamento di adottare quota 102 per 12 mesi al posto di quota 100 che scadrà a fine dicembre. Cioè, in pensione a 64 anni di età (non più 62) fermo restando il requisito contributivo di 38 anni.

Sul punto, però, sindacati, Lega e Confindustria hanno già manifestato il loro disappunto e non è detto che alla fine quota 102 possa cambiare pelle in fase di approvazione della legge di bilancio e diventare qualcosa di diverso.

Per il resto, sarà riconfermata Opzione Donna, ma non è ancora chiaro se i requisiti anagrafici resteranno fermi o si uscirà a 60 anni di età con 35 di contributi. Anche Ape Sociale sarà riconfermata nel 2022 ma con l’allargamento della platea dei lavori usuranti. Quanti e come andranno in pensione è ancora tutto da stabilire.

Reddito di cittadinanza, verso la stretta

Dibattito acceso anche sul reddito di cittadinanza. Benché la maggioranza degli italiani lo veda come un fallimento e per gli imprenditori un disastro politico, il governo intende rifinanziarlo nel 2022.

Fra le novità di rilievo proposte dall’esecutivo Draghi ci sarebbe la necessità di rafforzare i controlli preventivi alla concessione del reddito di cittadinanza e di tagliarlo se si rifiutano offerte di lavoro.

Come noto, la concessione del Rdc è strettamente legata allo stato di disoccupazione. Ma i Centri per l’Impiego non aiutano a trovare lavoro.

Nelle intenzioni del governo c’è l’idea di ridurlo al primo rifiuto di una offerta di lavoro da parte dei Centri Impiego e di tagliarlo del tutto al secondo diniego. Cosa peraltro di difficile attuazione al Sud dove le offerte di lavoro sono scarse.

Ma c’è anche l’ipotesi di agevolare con dei bonus i datori di lavoro che assumono i beneficiari di reddito di cittadinanza. Si pensa a forme di sgravio fiscale e contributivo.

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