Clausole salvaguardia IVA: il decreto Rilancio blocca gli aumenti

Nessun aumento delle aliquote IVA ci sarà negli anni a seguire poiché il decreto Rilancio sterilizza definitivamente le clausole di salvaguardia

di , pubblicato il
Quali pensioni nel 2022 aumentano di più e come cambiano i relativi importi

Definitivamente soppresse le clausole di salvaguardia in materia di IVA, le quali, a decorrere dal 1° gennaio del 2021, prevedono automatiche variazioni in aumento. L’eliminazione di quanto anzidetto è stabilita nel decreto “Rilancio”, varato dal Governo il 14 maggio scorso.

Si ricorda che il comma 718, della Legge n. 190 del 2014 (manovra di bilancio 2015) stabiliva che l’aliquota IVA del 10% doveva essere incrementata di 1,5 punti percentuali dal 1° gennaio 2019 e di ulteriori 1,5 punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2020, e che l’aliquota IVA del 22% andava incrementata di 2,2 punti percentuali dal 1° gennaio 2019, di ulteriori 0,7 punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2020 e di ulteriori 0,1 punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2021. Per effetto di ciò, dunque, risultavano pertanto incorporate le seguenti clausole di salvaguardia:

  • un aumento della aliquota IVA ridotta dal 10% all’11,5% nel 2019 e al 13% a decorrere dal 2020;
  • un aumento dell’aliquota IVA ordinaria dal 22% al 24,2% nel 2019, al 24,9% nel 2020 e al 25% a decorrere dal 2021.

La sterilizzazione successiva

Successivamente, la Legge di bilancio 2019 ha previsto la sterilizzazione delle clausole per l’anno 2019 (nessun aumento IVA, dunque), mentre per gli anni successivi ha confermato l’aumento dell’IVA ridotta dal 10 al 13% dal 2020 e un aumento, per l’IVA ordinaria, di 0,3 punti percentuali per il 2020 e di 1,5 punti percentuali a decorrere dal 2021 da sommarsi a quelli già previsti. In altri termini per il 2019 l’IVA ridotta è rimasta al 10% e quella ordinaria del 22%. Queste dovevano, invece, passare rispettivamente al 13% ed al 25% nel 2020 ed al 13% e 26,5% nel 2021.

Tuttavia, la Legge di Bilancio 2020, ha eliminato l’aumento di 3 punti percentuali dell’aliquota IVA ridotta, che anche per quest’anno, dunque, è rimasta al 10% ed ha altresì eliminato l’aumento di 3,2 punti percentuali dell’aliquota IVA ordinaria, che è rimasta fissata al 22%.

Al contempo la stessa manovra ha stabilito che quella del 10% passasse al 12% a partire dal 2021 e quella del 22% passasse al 25% nel 2021 ed al 26,6% dal 2022. Il decreto Rilancio, dunque, ora “sterilizza” definitivamente tali aumenti, con la conseguenza che, salvo ripensamenti in sede di conversione in legge del provvedimento, non ci sarà nessun aumento IVA negli anni a seguire.

Argomenti: ,