Cig, quando la burocrazia trionfa ai tempi di coronovairus

In Italia ci sono tre tipi di Cig gestiti in maniera differente e da enti diversi. La burocrazia impera e soffoca gli interessi dei cittadini. Serve un cambiamento radicale.

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In Italia ci sono tre tipi di Cig gestiti in maniera differente e da enti diversi. La burocrazia impera e soffoca gli interessi dei cittadini. Serve un cambiamento radicale.

Cig ordinaria, straordinaria, in deroga, gestita da Inps e da Regioni. La giungla degli ammortizzatori sociali in Italia necessita di una semplificazione radicale di gestione per evitare incagli burocratici.

La pandemia ha infatti messo in luce tutte le debolezze di un sistema farraginoso e complesso di normative e regolamenti che, come risultato finale, ha comportato difficoltà nei pagamenti della cassa integrazione ai lavoratori. Colpa dei regolamenti e delle leggi si dice, ma le leggi si possono cambiare o eliminare. Basta volerlo.

Inps, personale insufficiente e da svecchiare

Sotto accusa non è solo l’Inps che ha avuto problemi e difficoltà a liquidare gli assegni per mancanza di risorse (il personale ha poi un’età media di 53 anni, la più alta fra i dipendenti pubblici in Europa), ma anche la burocrazia che, nonostante il passaggio al digitale, è diventata ancora più pesante e opprimente per il cittadino. Così non si può andare avanti, serve un cambiamento radicale, una scelta coraggiosa per tagliare alla radice il problema o soffocheremo sotto il peso, non solo delle scartoffie, ma anche dei Pin, delle password, delle app o dei vari codici digitali. I sindacati protestano e chiedono che il governo faccia qualcosa per semplificare il ricorso agli ammortizzatori sociali nel nostro Paese, velocizzandone e semplificanodne i pagamenti. Aziende e industrie hanno di fatto pagato per conto proprio la Cig ai lavoratori anticipandola per 3,9 miliardi di euro sapendo benissimo quanto inefficiente si è dimostrato lo Stato in questa fase di emergenza.

Ammortizzatore Unico al posto delle varie Cig


La prima riforma indotta dal dramma del coronavirus potrebbe essere quindi quella degli ammortizzatori sociali. L’obiettivo è semplificare il ricorso ai finanziamenti di fronte al blocco delle attività produttiva.

Per riformare questo sistema farraginoso “la proposta dell’ammortizzatore unico” passa inevitabilmente attraverso la semplificazione dei sistemi di contribuzione di lavoratori e imprese (oggi diversi a un istituto all’altro e legati alle dimensioni delle imprese). La semplificazione dovrebbe portare con sé anche controlli più facili sulle frodi di chi tenta di intascare sussidi cui in realtà non ha diritto.

Tre tipi di Cig gestiti in maniera diversa

La cassa integrazione è oggi di tre tipi: quella ordinaria, interamente pagata dai fondi di lavoratori e aziende, è prevista per le crisi temporanee legate ad eventi esterni all’attività dell’azienda, comprese le pandemie. In queste settimane di Covid è stato lo strumento più utilizzato dalle imprese. La cassa integrazione straordinaria, finanziata da aziende, lavoratori e ministero del lavoro, prevede procedure più lunghe dell’ordinaria e un piano aziendale di rientro dalla situazione di crisi. Il terzo tipo di cassa è quello in deroga, concesso quando aziende e lavoratori hanno esaurito il ricorso alle altre due ed è finanziata interamente dallo Stato.

La Cig in deroga

In questo periodo di pandemia accedono alla cassa in deroga le aziende con meno di 6 dipendenti che non hanno copertura dagli altri ammortizzatori sociali. Ma l’arcipelago degli istituti di sostegno al reddito non è finito qui. C’è un Fondo di integrazione salariale previsto per le imprese commerciali, che non usufruiscono della cassa integrazione, e costituito dai versamenti di imprese (due terzi della cifra) e lavoratori (il restante terzo). Ci sono poi altri due istituti: il Fondo di solidarietà previsto dal job’s act per particolari categorie di lavoratori (marittimi, dipendenti delle poste, del trasporto aereo, bancari) e i Fondi di solidarietà bilaterali alternativi, uno per gli artigiani (Fsba) e uno per i lavoratori interinali (Forma Temp). Infine c’è un ammortizzatore sociale previsto per chi ha perso il lavoro e ha versato i contributi durante l’attività lavorativa: la Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego) che garantisce per un massimo di due anni l’80% dell’ultima retribuzione con un tetto massimo di 1.220 euro lordi al mese.

Un limite simile a quello previsto dagli altri sussidi.

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