Cig misura più usata da imprese per crisi Covid

La cassa integrazione (Cig) è la misura più utilizzata dalle imprese per crisi Covid. Una su due ha accusato un calo di fatturato fino al 50%.

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La cassa integrazione (Cig) è la misura più utilizzata dalle imprese per crisi Covid. Una su due ha accusato un calo di fatturato fino al 50%.

La cassa integrazione (Cig) risulta la misura più utilizzata dalle imprese per far fronte alla crisi covid. Lo rende noto l’Istat in una recente statistica appena divulgata.

L’Istat precisa che a fine novembre 2020, l’adozione di specifiche misure di gestione del personale (Cig) a seguito dell’emergenza sanitaria riguarda oltre tre quarti delle imprese italiane.

Tre imprese su quattro hanno fatto ricorso alla Cig

Si tratta ditte con almeno 3 addetti (circa 754 mila unità, che impiegano 11,1 dei 12,8 milioni di addetti complessivi dell’universo di riferimento). Una quota significativa ma inferiore a quella rilevata a maggio (che sfiorava il 90%).

Il restante 25% (248 mila imprese, con 1,7 milioni di addetti) non ha alterato le strategie di impiego dei lavoratori o ha trovato un nuovo assetto immediatamente dopo la fine del lockdown.

Interessate alla Cig soprattutto le Pmi

Questo insieme è composto prevalentemente da unità di piccola o piccolissima dimensione (meno di 50 addetti). Esse operano soprattutto nei comparti delle costruzioni e del commercio, e in alcuni settori industriali, quali prodotti petroliferi, altri mezzi di trasporto e filiera del legno-mobili.

Il ricorso alla Cassa integrazione guadagni (Cig) o ad analoghi strumenti di sostegno dal lato del costo del lavoro, quali il Fondo integrazione salariale (Fis), rappresenta ancora la misura più utilizzata dalle imprese per fronteggiare gli effetti dell’epidemia Covid-19 (41,8% delle unità).

Il fatto che tale strumento risulti oggi utilizzato in misura meno massiccia rispetto allo scorso maggio, quando riguardava il 70% delle imprese, è anche il riflesso del recupero dell’attività economica registrato nei mesi successivi al lockdown.

Fatturato in calo a giugno-ottobre per due terzi imprese

Uno dei requisiti fondamentali per ottenere la Cig è il calo del fatturato.

Tra giugno e ottobre – secondo l’Istat – si sono registrate riduzioni di fatturato per oltre due terzi delle imprese.

L’Istituto precisa che il 32,4% (con il 21,1% di occupati) segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività. Mentre il 37,5% ha richiesto il sostegno pubblico per liquidità e credito, ottenendolo nell’80% dei casi.

La diffusione della vendita di beni o servizi mediante il proprio sito web è quasi raddoppiata, coinvolgendo il 17,4% delle imprese. Nonostante la crisi, il 25,8% delle imprese (che occupano il 36,1% degli addetti) è orientata ad adottare strategie di espansione produttiva.

Riduzione fatturato fra il 10 e 50 per cento per una impresa su due

Il 68,4% delle imprese (che rappresentano il 66,2% dell’occupazione) dichiara una riduzione del fatturato nei mesi giugno-ottobre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel 45,6% dei casi il fatturato si è ridotto tra il 10% e il 50%. Nel 13,6% si è più che dimezzato e nel 9,2% è diminuito meno del 10%.

Rispetto a quanto rilevato per il bimestre marzo-aprile 2020, si conferma dunque un’elevata incidenza di imprese con il valore delle vendite in flessione (erano il 70%) ma si riduce l’intensità. Il 41,4% delle imprese aveva infatti riportato una riduzione del fatturato superiore al 50% rispetto agli stessi mesi del 2019, il 27,1% tra il 10 e il 50% e il 3% meno del 10%.

Sul territorio, la quota di imprese con vendite in crescita risulta superiore alla media nazionale nella provincia autonoma di Trento (17,5%), in Veneto (12,5%) e Abruzzo (12,3%). Sul versante opposto, la quota di imprese che fanno registrare una flessione del fatturato superiore al 50% è più alta nel Lazio (18,3%), in Sicilia (17,4%), Campania (17,3%) e Calabria (17,1%).

A livello settoriale, recuperano rispetto ai risultati particolarmente negativi di marzo-aprile le imprese che operano nelle costruzioni, con il 26,8% che dichiara una stabilità del fatturato e l’11,5% una crescita, contro l’8,3% e il 6,1% di marzo-aprile.

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