Chi può ancora andare in pensione nel 2022, l’anno prossimo cambia tutto: ecco come

Le vie d’uscita per la pensione anticipata nel 2022 e cosa si rischia a partire dal 2023 per chi non ne approfitta. Riforma ancora avvolta nella nebbia e poche intenzioni di farla.

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pensione 2023 63 anni

Come possiamo andare in pensione nel 2022 e come ci andremo a partire dal 2023? La riforma pensioni resta avvolta nella nebbia più fitta. Il governo, con la scusa della crisi in Ucraina, ha tirato il freno su uno degli programmi più urgenti e importanti da attuare entro l’anno.

Sembra quasi che il premier Draghi non voglia realmente affrontare la riforma pensioni. Già lo scorso anno si erano percepiti segnali in questo senso e oggi, a pochi mesi dalle elezioni politiche 2023, poco si nuovo si intravvede all’orizzonte. Una beffa pesante per pensionati e lavoratori prossimi alla pensione. Ma anche per i giovani precari che vedono sempre più lontana e dubbia la pensione futura.

Come andare in pensione nel 2022

In assenza di interventi, nel frattempo, le vie d’uscita alternative alle regole ordinarie per andare in pensione nel 2022 restano poche. Da Opzione Donna a Quota 102, le deroghe alla riforma Fornero sono in scadenza a fine anno e non è detto che saranno rinnovate.

Con la fine di Quota 102 e il mancato rinnovo di Opzione Donna a fine 2022, quindi, le pensioni anticipate dovrebbero sparire. Il nuovo scenario dovrebbe prevedere solo uscite a 64 anni nel sistema contributivo o con Ape Sociale a 63 anni.

Secondo gli esperti del Ministero del Lavoro, Opzione Donna potrebbe essere assorbita in Ape Sociale. Quindi non più in pensione a 58-59 anni con 35 di contributi, ma a 63 anni con 30 di contributi, con più soldi di pensione e meno tempi di attesa.

Cosa potrebbe cambiare dal 2023 con la riforma

Il quadro normativo che emergerà il prossimo anno, con o senza riforma pensioni, non dovrebbe toccare l’impianto Fornero che prevede in sostanza l’età di uscita agganciata alla speranza di vita.

Quindi la pensione di vecchiaia (oggi a 67 anni) o anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi (12 mesi in meno per le donne) non saranno riviste.

Si punta, invece, a modificare la legge nella parte in cui è concessa la pensione ai lavoratori contributivi puri al raggiungimento dei 64 anni di età con almeno 20 anni di versamenti. A oggi ne hanno diritto solo coloro che possono beneficiare di una pensione non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale, circa 1.310 euro al mese.

Soglia che potrebbe scendere a 1,5-1,6  volte per ampliare la platea dei lavoratori. A quel punto, chi lo desidera, potrà andare in pensione a 64 anni a patto che i contributi versati nel sistema retributivo siano migrati a quello contributivo. Come previsto per Opzione Donna.

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