Chi ha perso il lavoro da poco potrà chiedere il reddito di cittadinanza: novità Isee in arrivo

Reddito di Cittadinanza anche per i disoccupati che hanno perso da poco il lavoro: ecco come potrebbe cambiare a breve la misura.

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Reddito di Cittadinanza anche per i disoccupati che hanno perso da poco il lavoro: ecco come potrebbe cambiare a breve la misura.

Tra le critiche più ricorrenti al reddito di cittadinanza c’è il fatto che il sussidio sia ancorato alla situazione economica fotografata dall’Isee 2017. Per questi casi in realtà è possibile compilare un secondo modulo più aggiornato. Tuttavia, per evitare licenziamenti fittizi, la misura aveva imposto originariamente dei limiti bloccando l’accesso ai neo disoccupati. Le cose potrebbero però cambiare a breve e non sono solamente rumors.

A confermare la notizia è stato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico che ha confermato che la bozza del provvedimento è già sulla sua scrivania, pronta ad essere discussa a breve in Parlamento. C’è chi sostiene che la flessibilità ex post del governo si debba solo ad un tentativo in corsa di evitare il flop del reddito di cittadinanza, anche alla luce delle molte richieste di rinuncia all’orizzonte. Tridico spiega che “si potrà fotografare il reddito corrente, e ciò permetterà ai disoccupati in particolari situazioni, percettori di sussidio di disoccupazione o disoccupati da oltre diciotto mesi, di accedere al reddito”.

Il fatto di fare aggiustamenti in corsa invece non sembra preoccupare il Presidente Inps che ammette “il reddito è perfettibile, ma mi chiedo con quale coraggio ne vengano negati l’utilità sociale e l’impatto economico”. Il riferimento è alle critiche dell’opposizione che ha riportato il sospetto che il reddito possa creare confusione fra sostegno ai più poveri e sussidio per chi non lavora.

Non è dello stesso avviso Forza Italia che, in merito al reddito di cittadinanza, parla di “barzelletta elettorale”. Saverio Romano, candidato di Forza Italia alle Europee nel collegio Isole spiega le motivazioni alla base delle richieste di rinuncia: “c’è chi ci vuole rinunciare, e non solo per i 100/300 euro destinati alla stragrande maggioranza e che fanno ridere ma soprattutto perché i controlli e gli obblighi che impone sono da dittatura; obblighi e controlli che la normativa sul reddito prevede e che fanno piangere”. Ma anche in questo caso il governo rimanda al mittente le accuse perché, sostiene, il fatto che chi teme i controlli rinunci non fa che confermare l’impegno a scoraggiare i furbetti.

 

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