Che cosa posso detrarre comprando con la mia partita iva?

Partita IVA 2020: quali spese si possono scaricare in base al tipo di p IVA

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Partita IVA 2020: quali spese si possono scaricare in base al tipo di p IVA

Quando si apre una partita IVA, di norma, le cose che si vogliono sapere sono due:

  • quanto costa la partita IVA (apertura e gestione)?
  • quali spese si possono scaricare?

I due aspetti sono strettamente collegati del resto perché le spese detratte riducono i costi.

Cerchiamo di rispondere a questo quesito basandoci sui costi deducibili dalla partita IVA nel 2020 (in questo settore la normativa subisce evoluzioni frequentemente).

Come portare in detrazione i costi sostenuti con partita IVA: regole e criteri

Una premessa è d’obbligo: avere un elenco onnicomprensivo di tutto ciò che si può scaricare se si acquista con partita IVA è pressoché impossibile. Ecco perché, per prima cosa, è importante stabilire alcuni criteri e concetti base che possano guidare i lavoratori autonomi titolari di partita IVA. Una volta fissati questi punti, sarà più facile rispondersi anche autonomamente alla domanda “se chiedo la fattura per questo acquisto possono portarlo in detrazione con la mia partita IVA?”.

La prima regola da tenere presente è che alla deduzione dei costi per le partite IVA si applica il principio di cassa: viene preso in considerazione solo quello che effettivamente si incassa o si spende. L’unica eccezione è rappresentata dalle quota di TFR e indennità che saranno deducibili solo dopo essere maturati.

Altro principio fondamentale: il costo deve essere strumentale all’attività professionale. Per esempio, una spesa medica, sarà deducibile sulla dichiarazione dei redditi personale ma non come bene strumentale all’attività svolta con partita IVA. Porvi in modo onesto questa domanda vi permette di rispondervi da soli a molti dubbi su quali sono i costi deducibili con la partita IVA. Gli abiti da lavoro sono esclusi, tranne le tute professionali imposte per legge.

Inoltre la spesa dovrà essere effettivamente sostenuta dal titolare della partita IVA e per suo interesse: ecco perché servono fatture come documenti prova o scontrini parlanti riportanti il codice fiscale.

Partita IVA 2020: quali acquisti si possono detrarre come spesa di attività

Volendo provare a fornire un elenco orientativo partiamo dalla deduzione dei costi per gli immobili: l’acquisto di un immobile ad uso ufficio ad esempio, o il canone di locazione per lo studio, si possono scaricare come costi di attività. Diverso il discorso per le spese sostenute quando si adibisce la propria abitazione a zona di lavoro: in questo caso l’ambiente avrà un uso promiscuo. Ecco perché, tutti i costi relativi ad acquisto o gestione dell’abitazione in cui si lavora anche, saranno deducibili al 50%. Discorso analogo vale per l’auto aziendale o ad uso promiscuo.

 

Passiamo ai beni mobili: nel caso di materie prime strettamente strumentali all’attività non sorgono dubbi sulla possibilità di scaricare la spesa inerente. I corsi professionali e di formazione inerenti all’attività sono deducibili al 100%. Per dispositivi tecnologici (cellulari, pc etc) il Fisco applica una presunzione di uso promiscuo al 20%. Quindi si può scaricare l’80% della spesa per smartphone, computer e simili. Spese di trasferta sono deducibili al 75% (e in ogni caso per un importo non superiore al 2% dei compensi dichiarati nel periodo di imposta).

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Cosa può scaricare chi ha la partita IVA con forfettario

Molto spesso ci scrivono lettori che sono titolari di partita IVA agevolata e vorrebbero sapere se con il forfettario si possono scaricare alcune spese, quantomeno quelle funzionali all’attività. Attenzione perché questa possibilità, sebbene in misura residua, esisteva con il regime dei minimi. La nuova partita IVA agevolata si chiama forfettario proprio perché viene applicato un calcolo a forfait: in parole semplici al reddito viene applicato un coefficiente, variabile in base al tipo di attività (la forbice varia dal 40 all’86%), da cui si ricava la base imponibile (su cui si calcolano sia le imposte che i contributi previdenziali).

Come spiegano le Entrate “Una volta determinato il reddito imponibile, il contribuente forfetario applica un’unica imposta, nella misura del 15%, sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP”.

La parte residua non sarà tassata perché considerata, forfettariamente appunto, come un costo per l’attività. Ecco perché, se state pensando di aprire una partita IVA, un bravo commercialista non si limiterà a consigliarvi il regime più adatto sulla base delle previsioni di guadagno ma anche considerando quanto stimate di spendere come costo di gestione potenzialmente scaricabile. Oltre a questo calcolo deciso in sostanza a tavolino, gli unici costi effettivi che si possono scaricare, sono i contributi previdenziali.

 

Proprio su questo tema però da quest’anno è stata introdotta una novità importante e interessante per chi opera in regime forfettario: non si tratta di una vera e propria deduzione dei costi ma si applica il nuovo credito d’imposta riconosciuto per l’acquisto di beni strumentali nuovi, ad esempio mobili per l’ufficio e Pc. Lo sgravio fiscale è stato introdotto dalla della legge di Bilancio 2020 che ha riscritto in parte la normativa sugli incentivi fiscali previsti dal Piano nazionale Impresa 4.0 sostituendo il vecchio super-ammortamento.

 

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