Cessione del credito, la più grande differenza tra Poste e banche: a chi rivolgersi

Di recente Poste Italiane ha cambiato le clausole contrattuali di acquisizione dei crediti edilizi

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La cessione del credito legato ai bonus edilizi è più conveniente se effettuata in favore di Poste italiane o delle banche?

Di recente Poste Italiane ha cambiato le clausole contrattuali di acquisizione del credito provocando la reazione da parte dei diversi attori del macro-sistema detrazioni edilizie: imprese, contribuenti ma anche associazioni di categoria.

Da ultimo, il presidente di Confartigianato ha lanciato un appello all’ad di Poste chiedendo di riconsiderare le nuove modalità di gestione delle acquisizioni di crediti legati ai bonus edilizi.

Quali sono le nuove clausole inserite da Poste Italiane e perchè hanno provocato la dura reazione di imprese e contribuenti?

La cessione dei crediti edilizi

Negli ultimi mesi la cessione dei bonus edilizi, ex art.121 del D.l. 34/2020, decreto Rilancio, è stata oggetto di diversi interventi normativi. Dapprima il blocco alle cessioni multiple e poi successivamente il suo ripristino, con alcune limitazioni, non hanno fatto altro che accrescere la confusione intorno alle opzioni di sconto in fattura e cessione del credito.

L’Agenzia delle entrate è intervenuta con un chiarimento che ha messo tutti d’accordo, fisco e contribuenti.

La confusione che si era creata a fine 2021 era talmente forte che aveva portata Poste Italiane ma anche Cassa Depositi e prestiti nonché alcune banche a non accettare più crediti edilizi. Ciò aveva comportato il blocco dei cantieri 110 e non solo.

Ad ogni modo, il D.L. 13/2022, c.d decreto Frodi, ha ripristinato nuovamente le cessioni multiple dei crediti edilizi da superbonus, ecobonus, bonus facciate ecc. Il riferimento è a tutti quei crediti che possono essere oggetto di opzione e sconto in fattura, ex art.121 del D.L. 34/2020, decreto Rilancio.

Nello specifico sono ammesse tre cessioni del credito:

  • la prima cessione è libera, senza vincoli soggettivi, può essere effettuata in favore di privati e altri soggetti, comprese banche e altri intermediari finanziari;
  • le due ulteriori cessioni possono essere effettuate solo in favore di banche, altri intermediari finanziari e assicurazioni.

In caso di opzione per lo sconto in fattura, il fornitore dei lavori ottiene un credito pari alla detrazione spettante in origine al contribuente e può cederlo ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari. Da qui, sono ammesse due ulteriori cessioni. Ulteriori due cessioni che possono essere effettuate solo in favore di banche, altri intermediari finanziari e assicurazioni.

Banche o Poste, a chi conviene rivolgersi?

In tale contesto normativo caratterizzato da una forte instabilità, Poste Italiane ha abbassato il plafond di crediti cedibili a un massimo di 150.000 euro, a fronte dei precedenti 500.000. Ma questa non è l’unica nota negativa per le imprese e i contribuenti. Infatti, oltre all’abbassamento del plafond, Poste Italiane ora accetta solo le prime cessioni di crediti. Sul sito delle Poste si legge che: Poste Italiane valuterà l’acquisto dei crediti d’imposta unicamente da quei soggetti che abbiano sostenuto in maniera diretta i relativi oneri (c.d. prime cessioni).

Limitazioni ad oggi che non riguardano le cessioni in favore delle banche o delle assicurazioni.

Il presidente di Confartigianato Marco Granelli, ha lanciato un appello all’ad di Poste chiedendo di riconsiderare le nuove modalità di gestione delle acquisizioni di crediti legati ai bonus edilizi.

In particolare, Granelli ha evidenziato:

le ripercussioni negative per le imprese derivanti dalla decisione di Poste di abbassare il plafond di crediti cedibili a un massimo di 150.000 euro, a fronte dei precedenti 500.000, e di accettare soltanto le prime cessioni di crediti. Tutto questo – secondo il presidente di Confartigianato – senza alcuna preventiva comunicazione che consentisse alle aziende una adeguata riprogrammazione della propria attività, magari verso altri operatori intermediari. Il risultato è che oggi gli imprenditori si vedono rifiutate, senza alcuna motivazione, pratiche già avviate e, strozzati da inattese esigenze di liquidità, rischiano di veder compromessa la propria attività.

Problemi analoghi per tutte le imprese che avevano già ceduto un primo Stato di avanzamento lavori a Poste e che ora si vedono non accettati i successivi” nota ancora Granelli.

Vedremo se Poste italiane cambierà il suo approccio rispetto alla cessione dei crediti.

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