A chi chiedere la cessione del credito se la banca non dà soldi

Le banche hanno chiuso a nuove pratiche di cessione del credito, lasciando imprese e contribuenti con pochissime alternative per monetizzare i lavori

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Le banche hanno chiuso a nuove pratiche di cessione del credito, lasciando imprese e contribuenti con pochissime alternative per monetizzare i lavori

Ora che le banche hanno deciso, in attesa di novità a livello normativo sulla cessione del credito, di non accettare nuove pratiche di cessione o di farlo solo con in contagocce, i contribuenti e le imprese si trovano ad affrontare un bel problema. Infatti, i contribuenti dal canto loro non riescono a trovare imprese che accordi loro lo sconto in fattura. Dall’altro, le imprese, che hanno il portafoglio crediti già colmo per i lavori effettuati in precedenza, non riescono a recuperare la liquidità necessaria per pagare fornitori e quant’altro. In questa situazione, le imprese non prendono nuovi lavori ammenoché non sia il contribuente a sopportare il costo degli interventi. Recuperando la spesa sotto forma di detrazione in dichiarazione dei redditi o tentando un’improbabile cessione del credito.

Dunque, la situazione è piuttosto complicata, anche considerando le recenti sentenze delle Cassazione.

Tuttavia, ci sono dei piccoli spiragli per chi vorrebbe ancora optare per la cessione del credito. Alcune società accettano nuove pratiche di cessione.

Vediamo a chi rivolgersi e soprattutto a che condizioni è ancora possibile cedere il credito.

La cessione del credito

Con le ultime novità previste dal DL 176/2022, c.d. decreto Aiuti-quater, viene data la possibilità ai cessionari dei crediti 110, imprese, banche o altri soggetti, anche privati, di utilizzare il credito in compensazione in F24 in 10 quote annuali, anziché 5 (4 per le spese dal 2022 in aventi). Dunque, chi rileva il credito, potrà pagare imposte e contributi in compensazione per 10 anni; rimane ferma la regole in base alla quale, la quota residua di credito inutilizzata non può essere utilizzata negli anni successivi.

Sono interessati i crediti d’imposta 110 derivanti dalle comunicazioni di cessione o di sconto in fattura inviate all’Agenzia delle entrate entro il 31 ottobre 2022 e non ancora utilizzati in compensazione.

Tuttavia, la novità riguarda solo una fase successiva alla cessione del credito, ossia:

  • i lavori sono stati già fatti,
  • il contribuente ha optato per lo sconto in fattura oppure
  • ha pagato le spese dei lavori e poi ceduto il relativo credito.

Da qui, poi entrano in gioco le novità vantaggiose del decreto Aiuti-quater.

Detto ciò, il problema ora è a monte; infatti il meccanismo si è inceppato nella fase di cessione del credito. Le banche non accettano nuove pratiche e anche Poste italiane ha chiuso i rubinetti.

A chi chiedere la cessione del credito?

In tale contesto, diventa difficile trovare qualcuno che accetti nuove pratiche di cessione.

Detto ciò, ci sono ancora due banche che potrebbero accettare di rilevare il credito; a di là di questo però, anche le c.d utility energetiche, si pensi a società come Enel, accettano nuove pratiche di cessione. Tuttavia però, bisogna stare attenti alle condizioni pratiche rispetto alla cessione in favore delle utility energetiche; considerato che oramai le alternative sono poche, ai contribuenti in molti casi sono richieste condizioni molto svantaggiose. Infatti, il tasso praticato sul credito ceduto si aggira intorno al 20%. Dunque, per fare un esempio, su un credito di 110, il contribuente riceve il pagamento per 90 o anche meno.

A ogni modo, non rimane che attendere novità sulla cessione del credito nella prossima Legge di bilancio 2023. Anche se nel frattempo il superbonus è stato quasi smantellato.

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