Cause di licenziamento più veloci: la riforma della giustizia punta sull’urgenza

La riforma della giustizia mira a superare il rito Fornero in materia di licenziamenti. Più celerità e attenzione nei processi che riguardano il lavoro.

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La riforma della giustizia mira a superare il rito Fornero in materia di licenziamenti. Più celerità e attenzione nei processi che riguardano il lavoro.

La riforma della giustizia, promossa dal ministro Alfonso Bonafede, prevede, fra le altre cose, anche la revisione della normativa in tema di licenziamenti. Le intenzioni del governo sono quelle di rendere i processi più snelli e veloci, soprattutto in materia di lavoro e licenziamenti dove prevale il carattere di urgenza.

In questo senso si sta cercando di mettere mano alla legge 92 del 2012, detta anche Legge Fornero, che ha istituito un doppio rito in materia di licenziamenti introducendo un canale distinto per le cause di licenziamento di lavoratori il cui contratto di lavoro si rifaceva ai dettami dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Una riforma che, all’atto pratico, non ha prodotto risultati soddisfacenti sotto il profilo della celerità dei processi.

La riforma del rito Fornero

La riforma della giustizia, in ambito civile, sta infatti tenendo conto dell’opportunità a ritornare verso il rito unico, ante 2012 rivendendo al contempo il modello processuale civile in maniera tale da imprimere maggiore accelerazione alle cause di lavoro e, in particolare, di licenziamento. Bonafede ritiene, infatti, che i licenziamenti meritino un rito più snello e rapido rispetto al resto delle cause civili, indipendentemente dall’appartenenza del lavoratore al tipo di contratto di lavoro. Il rito Fornero – applicabile solo ai casi previsti dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e non anche a quelli che riguardano gli assunti con contratto a tutele crescenti dal 2015 in poi secondo la normativa del Jobs Act – non ha dato risolto il problema dello snellimento dei processi, anzi ha creato una sorta di “discriminazione” fra le varie categorie di lavoratori creando solo dei distinguo, ma senza velocizzare il rito.

Necessario velocizzare le cause di licenziamento

Il rito Fornero in materia di licenziamenti, non ha mai incontrato il favore degli avvocati e dei sindacati e la sua abolizione sarebbe vista con favore. Come conferma il presidente dell’AGI (Avvocati Giuslavoristi Italiani), Aldo Bottini: “nell’esperienza applicativa, il rito speciale per i licenziamenti ha creato più problemi di quelli che si proponeva di risolvere, dando luogo a infinite dispute procedurali e creando di fatto un grado di giudizio in più, con relative complicazioni e aggravio di costi. Oggi, ha ancora meno senso, posto che si applica solo al licenziamento dei lavoratori assunti prima del Jobs act”.

L’intenzione del legislatore è stata quella di creare un processo celere, ma di fatto celere non lo è stato nella maggioranza dei casi.

La riforma del processo civile

C’è da dire che la riforma della giustizia allo studio non riguarda espressamente il processo del lavoro, ma l’intero ambito del processo civile, uno dei talloni d’Achille che rende il nostro Paese arretrato rispetto al resto d’Europa.Tuttavia, la bozza in discussione in Parlamento prevede l’eliminazione o il superamento proprio del rito Fornero. Questo vorrebbe dire un ritorno al rito generale in materia di cause di lavoro, licenziamenti compresi, con un modello processuale che tornerebbe ad essere unico, come era prima del 2012. Con priorità per le cause di licenziamento o di mancato pagamento dello stipendio rispetto al resto delle cause civili, togliendo al giudice la facoltà di deciderne l’urgenza.

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