Cassazione: dentista trionfa sui controlli dell’Agenzia Delle Entrate

È possibile ricorrere in Cassazione qualora, in sede di contenzioso tributario, il mancato esame di un documento rilevante sia necessario ai fini della controversia.

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È possibile ricorrere in Cassazione qualora, in sede di contenzioso tributario, il mancato esame di un documento rilevante sia necessario ai fini della controversia.

La questione riguarda un contenzioso tra un esercente l’attività di dentista e l’agenzia delle entrate, per un avviso di accertamento ritenuto, con sentenza di primo grado e confermato in appello, legittimo e per il quale, in relazione all’anno d’imposta 2005, sarebbe stato rideterminato il reddito ai fini Irpef e Irap.

Il contribuente ricorre in cassazione in quanto ritiene che l’amministrazione finanziaria, in sede d’accertamento, non abbia approfondito la contabilità in modo adeguato.

L’Agenzia Delle Entrate aveva cosi emesso, nei confronti del contribuente, un avviso di accertamento con cui disconosceva spese per circa 50.000 euro, nonostante il fatto che quest’ultimo fosse stato legittimamente in possesso di tutti i documenti relativi alle spesse sostenute. L’avviso d’accertamento era stato confermato in primo e secondo grado.

La sentenza della cassazione dà ragione al dentista

Con ordinanza n. 23378 del 19 settembre 2019, la suprema Corte Di Cassazione, dando ragione all’esercente, afferma che: «la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale di competenza, in diversa composizione, affinché la stessa, cui è demandata anche la regolamentazione delle spese processuali relative al giudizio di legittimità, proceda a nuovo esame alla luce della documentazione prodotta dal contribuente al fine di contestare il <<disconoscimento>> dei costi operato dall’Agenzia Delle Entrate».

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