Cassa integrazione non arriva ma è guerra per la colpa del ritardo: spunta un errore che potrebbe costare la proroga CIG

Proroga cassa integrazione: un errore da 7 miliardi nel calcolo mette tutto a rischio? Il ministero rassicura sui pagamenti in ritardo

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Se la cassa integrazione non arriva (situazione comune a molti lavoratori) la colpa è delle regioni o dell’Inps? Si discute della motivazione e spunta una notizia relativa ad un errore di calcolo che potrebbe compromettere la proroga della CIG. 

Cassa integrazione e ritardo nei pagamenti: “si sono persi” 7 miliardi di euro?

Fino a pochi giorni fa l’Inps ha sostenuto che eventuali ritardi nel pagamento della cassa integrazione sarebbero da attribuire alle regioni che non hanno provveduto per tempo ad inviare le richieste all’istituto. Ma se le cose non stessero proprio così? Il problema potrebbe non essere questo o, almeno, non essere SOLO questo. Ne spunta uno che pesa 7 miliardi di euro: un errore di calcolo nella stima della copertura necessaria per pagare la cassa integrazione a tutti i lavoratori aventi diritto. Il buco non riguarderebbe, a ben vedere, le richieste già inoltrate per la cassa integrazione quindi i pagamenti dovrebbero essere processati entro e non oltre il prossimo 31 agosto. Dunque per queste domanda di CIG la copertura era già stata calcolata e tutto dovrebbe filare liscio. Ma chi sta scontando i ritardi della propria regione ora, dinanzi a questa notizia, teme che la cosa possa complicarsi ulteriormente. E ancora più dubbi si aprono sulla proroga della cassa integrazione per tutto il 2020.

La notizia di questo grossolano e grave errore è trapelata dopo l’incontro in videoconferenza tra i capi delegazione e il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Il Ministero del Lavoro con una nota che errori eventuali in merito alle coperture mancanti non sarebbero da attribuire nè all’Inps nè al governo. Ma del resto forse la cosa più importante non è capire chi abbia sbagliato ma quali sono i rischi che salti la proroga della CIG fino a fine anno.

L’obiettivo primario è quello di trovare le risorse almeno fino al 31 ottobre prossimo.

Il problema non è assolutamente secondario se si pensa che molti dipendenti non torneranno a lavoro a breve.

 

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